Guru Purnima - L'impronta del Maestro


Ho vissuto in India la festa del Guru Purnima, molto emozionante per me e oggi è il giorno sacro dedicato al Maestro. Il Guru è colui che dissipa l’oscurità e dissolve le nostre ombre. Di conseguenza, non può essere definito tale chi porta oscurità nella vita altrui, chi non rispetta il prossimo e considera le persone come oggetti anziché come soggetti, come individui dotati di dignità.La sillaba Gu indica l'ignoranza o l'oscurità. Ignoranza significa letteralmente ignorare  o fingere di ignorare la verità e il Dharma ovvero l'etica che sostiene l'Universo e questo mondo. Non c'è però oscurità peggiore di quella in cui vive chi, pur conoscendo una parte della verità, sceglie di rimanere imprigionato nel proprio egoismo, oscurando la luce della propria anima. La sillaba Ru indica invece colui che rimuove e di conseguenza, distrugge tale oscurità. Questa è a tutti gli effetti un'operazione chirurgica che solo la sapienza di un vero Maestro può compiere. Non è un processo esente da dolore: rimuovere le ombre, abbattere l'ego e sradicare quei sentimenti primordiali che ci allontanano dall'essere umani non è certamente una cosa da poco. Il termine Purnima deriva da Purna, che significa "completo", "pieno". Quando raggiungiamo il vero equilibrio? Quando conquistiamo una certa completezza, quando siamo pieni del Tutto, nella nostra interezza, senza frammentazioni o mancanze. A volte  è proprio la sensazione di vuoto interiore a causare azioni e comportamenti scorretti. Quando ci si sente vuoti dentro, si avverte il bisogno disperato di riempirsi, arrivando persino a raggirare gli altri pur di ottenerne nutrimento energetico o materiale. Il Guru Purnima si celebra nei giorni di luna piena (Purnima) del mese di Ashadha il quarto mese del calendario indù che potrebbe essere tra giugno e luglio. È un giorno di profonda devozione, amore e gratitudine verso il Maestro che ci può condurre dalle tenebre della non conoscenza alla luce del sapere. E' un giorno fatto di rituali che iniziano all'alba, nell'ora sacra del Brahmamuhurta, un momento ideale per purificare le proprie impurità. Ci si veste con abiti puliti per avvalorare questa purificazione e ci si reca nello spazio sacro della puja. Qui si accende una lampada e si offrono al Guru incenso, frutti, fiori freschi e, soprattutto, il proprio cuore. Si offre anche del cibo vegetariano (Prasada), che viene poi distribuito a tutti i presenti. Il discorso sulla rimozione dell'ignoranza è complesso e non può essere banalizzato con poche parole  come posso fare io in questo articolo. Il Guru Purnima è di buon auspicio perché la mente dell'allievo, grazie alla guida del Maestro, può raggiungere chiarezza e completezza, proprio come la luna piena illumina il cielo notturno irradiando la sua massima luminosità. Quando la luce dissolve il buio, le nostre qualità migliori possono finalmente emergere e risplendere. Ostinarsi a non cambiare e rifiutare la trasformazione interiore significa, purtroppo, sprecare questa vita. Il Guru Tattva è un concetto cruciale: va oltre l'individuo limitato e rappresenta il flusso eterno della consapevolezza e della saggezza che dissipa l'ignoranza. È la voce della nostra coscienza senza tempo, custode della verità, che serve a risvegliarci e non a soddisfare i desideri materiali, divenendo consapevoli che prima o poi dovremo lasciare tutto quello che è materiale.Cosa porteremo con noi quando lasceremo questo mondo? Di certo nulla di materiale, il nostro stesso corpo fatto di materia si decomporrà. Porteremo con noi solo i meriti e i demeriti che avremo seminato. Finché siamo in vita possiamo riparare se abbiamo compiuto azioni non etiche, senza indugiare in quanto nessuno sa quanto tempo vivrà. La regola aurea dovrebbe essere quella di comportarsi sempre bene con gli altri, riconoscendoli come esseri viventi e sensibili alla sofferenza, evitando di ferirli con i nostri egoismi. Riferendomi allo Yoga si può dire che questo può essere, come altri percorsi sinceri, un vero percorso di trasformazione individuale. Possiamo praticare asana, meditare, recitare mantra, pregare e frequentare i templi e i  gruppi spirituali ma, come ci ricorda la Shri Guru Gita, le pratiche ascetiche, le ripetizioni meccaniche delle preghiere, i pellegrinaggi e i sacrifici diventano uno spreco di energia se manca la comprensione profonda degli insegnamenti del Maestro. La vera realizzazione non si compra con lo sforzo dell'ego ma fiorisce solo sintonizzandosi con la grazia del principio della conoscenza. Nello Yoga, ogni fase deve agevolare la trasformazione interiore, distruggendo i vecchi schemi mentali per far nascere una nuova consapevolezza. È esattamente ciò che accade nella pratica. Con l'ingresso nell'asana ci diamo la possibilità di cambiare, nel mantenimento della posizione possiamo trasformare i nostri schemi di pensiero, le rigidità e le chiusure, abbracciando una nuova visione dell'esistenza e infine, con l'uscita dall'asana ci impegniamo a portare questa trasformazione nella vita quotidiana e nelle nostre azioni concrete. Oltre al termine Guru, si usa anche il termine Swami, ovvero "colui che sa". Proprio perché possiede la conoscenza, lo Swami indica con amore la strada a coloro che lo incontrano. Voglio chiudere questo scritto prendendo in prestito le parole di un testo antico, accompagnate da una riflessione:
"Offro i miei saluti a quel venerabile Guru che mi ha rivelato e mostrato la Realtà, la quale si estende in modo indiviso e infinito, pervadendo l'intero universo con tutto ciò che è animato e inanimato."
Quando si ha la fortuna di incontrare un vero Maestro, un vero Swami, ma si rimane ostinati nei propri vecchi comportamenti senza portare sollievo e felicità agli altri ma continuando a procurare dolore e sofferenza, si sta perdendo un'occasione d'oro. Lo Swami indica il percorso, ma non lo impone perché quel cammino dobbiamo farlo noi. Il vero Guru lascia sempre impressa un'impronta dentro di noi. Coloro che saranno stati capaci di operare per il bene collettivo lasciando a loro volta un segno, un'impronta atta a far progredire l'altro nel viaggio della vita, senza chiedere nulla in cambio, diventano l'espressione più autentica degli insegnamenti ricevuti dal proprio Swami. Tuttavia anche quando l'oscurità sembra permanere, la luce si sta già manifestando. Pertanto l'augurio che faccio a  tutti e di non dimenticare che dentro ognuno c'è l'impronta della saggezza e della vera conoscenza ma perché questa di riveli è necessario, con umiltà e amorevolezza, lavorare profondamente con se stessi.