RIVOLTARE LA FRITTATA PER COPRIRE INVIDIA E GELOSIA

  


Ringrazio tutte le persone che, in qualche modo, mi danno nuovi spunti per scrivere e vi chiedo scusa se questo, più che un post, potrebbe sembrare il capitolo di un libro che mi hanno chiesto di scrivere. Ho pensato di dividerlo in paragrafi con dei semplici titoli, così potrete leggerlo con calma, un pezzo alla volta, per cogliere al meglio ogni connessione. Prendo spunto da un episodio a cui accennerò soltanto e che sarà tema di un altro articolo. Alcuni giorni fa ero in una libreria e, ad un certo punto, ho sentito una forte spinta ad andare verso uno scaffale dove erano esposti libri sulla filosofia orientale e occidentale. Tutti i libri erano perfettamente ordinati, ma uno era con la copertina rivolta verso di me: era casuale oppure no? Ho preso il libro ed ho visto che non era in vendita, ma era un dono,  la cosa mi è sembrata alquanto strana perché, in tutte le librerie che ho girato, non ho mai trovato dei libri in dono. Per farla breve ho preso il libro e anche i commessi, dopo aver controllato nel loro magazzino informatico, mi hanno confermato, sorpresi, che il libro era in dono; ma non sapevano come fosse arrivato su quello scaffale e mi hanno detto che potevo prenderlo. Il libro è uno dei testi più antichi e importanti della tradizione filosofica indiana ed è molto illuminante. L’arrivo di questo antico testo tra le mie mani non è stato una casualità, ma una risposta a certe provocazioni manipolatorie, dettate da gelosia e invidia, che vengono fatte in un determinato luogo. È difficile avere un dialogo con chi non vuole dialogare e per sua natura ha difficoltà ad aprirsi a un confronto.

La manipolazione e l'ego spirituale

Le persone assertive sono capaci di esprimere le propri emozioni e i propri pensieri con onestà e in modo diretto, ma senza la volontà di umiliare, prevaricare o ferire, mantenendo sempre il rispetto dell’altro e l'apertura al confronto. Al contrario, ci sono persone che, quando vengono colpite nel proprio ego, voltano e rivoltano la frittata per confondere la verità. Quando sono toccate nel vivo, fanno sempre un’unica cosa: assalire per manipolare. Fanno in modo che chi ha subito il danno o l'offesa si senta in colpa, usando sarcastiche frecciatine per evitare qualsiasi invito alla riflessione. Questo tipo di manipolazione avviene in molti contesti, ma si nasconde sotto una velata copertura di finta amichevolezza, anche nei luoghi in cui esiste un ego che va oltre il livello normale; mi riferisco all'ego spirituale. Consentitemi di riportare una storia, anche quando insegno nei corsi nazionali di formazione continua per insegnanti di yoga, mi piace raccontare delle storie. In un antica scuola, un Maestro viveva circondato da molti discepoli. Con il tempo, l'atmosfera del luogo divenne pesante: alcuni discepoli iniziarono a paragonarsi l'un l'altro, provando invidia e gelosia per i progressi altrui. Un mattino, il Maestro radunò tutti nel cortile. Davanti a sé aveva un grande cesto pieno di patate e diversi sacchi di tela vuoti. Egli disse: "Prendete un sacco ciascuno. Da oggi, ogni volta che proverete invidia per un compagno, che farete un commento cattivo o che vi ingelosirete dei suoi progressi, dovrete prendere una patata, incidervi sopra il nome di quel compagno e metterla nel vostro sacco". I discepoli trovarono il compito strano, ma divertente. Nei primi giorni, a causa delle continue invidie e gelosie provate, i sacchi si riempirono rapidamente e ognuno portava sulla schiena il proprio carico. Dopo una settimana, il Maestro aggiunse una regola: "D'ora in poi, dovrete portare questo sacco con voi ovunque andiate. Vi accompagnerà mentre meditate, mentre cucinate, mentre lavorate nei campi e mentre dormite. Non potrete mai abbandonarlo". Passò un'altra settimana e la situazione divenne insostenibile: i sacchi erano diventati pesanti e faticosi da trascinare. Le patate più vecchie iniziarono a marcire, emanando un odore nauseabondo e attirando insetti. Il cattivo odore era così forte che i discepoli non riuscivano nemmeno più a stare vicini l'uno all'altro. Allo stremo, si presentarono davanti al Maestro implorando: "Maestro, ti preghiamo, lasciaci gettare questi sacchi. Il peso ci spacca la schiena e l'odore della putrefazione è insopportabile. Non riusciamo più a vivere né a meditare". Il Maestro sorrise con compassione e disse: "Questo sacco è l'esatta fotografia della vostra mente. Quando nutrite invidia e gelosia e agite con cattiveria verso i vostri compagni di percorso, ferendoli, voi pensate di danneggiare loro. In realtà, state solo caricando il vostro sacco interiore. Il risentimento che provate non ferisce solo l'altro, ma marcisce dentro di voi, appesantisce la vostra anima e avvelena ogni vostra giornata". I discepoli, pieni di vergogna, compresero la lezione. Svuotarono i sacchi e, da quel giorno, si impegnarono a ripulire i propri cuori e le proprie menti da ogni forma di invidia e gelosia, sostituendo la competizione con la cooperazione. Infatti, per quanto si pensi che la competizione ci renda grandi, in realtà occorre molta più forza e carattere per cooperare tutti insieme per un compito comune che possa essere di beneficio alla società intera.

Il senso della vera giustizia 

Uno degli insegnamenti più profondi che ho compreso è che quando si subisce una cattiveria in contesti che dovrebbero essere di crescita (ma questo vale per qualsiasi ambiente), chi subisce anela e chiede giustizia al Maestro. Ora, il Maestro non agisce come un giudice di un tribunale umano, ma come un guaritore della persona che è stata ferita. Riporto un'altra storia per illustrare questo concetto. In una comunità, un giovane discepolo era diventato il bersaglio di alcuni compagni a causa della sua rapidità nell'apprendere gli insegnamenti del Maestro. Gli altri, accecati dall'invidia, iniziarono ad attaccarlo, a escluderlo e a dirgli cose offensive anche al di fuori del contesto, mettendo in atto comportamenti molto scorretti. Un giorno, dopo l'ennesimo torto subito, il discepolo, furioso e in lacrime, andò dal Maestro: "Maestro, chiedo giustizia! I miei compagni mi perseguitano, mi insultano e mi sabotano. Tu vedi tutto e non fai nulla. Puniscili, o costringili a chiedermi scusa! Dov'è la tua giustizia?" Il Maestro lo ascoltò in silenzio, poi prese una tazza d'acqua pulita e un pugno di fango dalla terra. Gettò il fango nella tazza e l'acqua divenne torbida e marrone: "Vedi questa tazza? Se io adesso punissi i tuoi compagni per fare giustizia a te, farei come uno che gira un cucchiaio in quest'acqua per togliere il fango. Cosa succederebbe?". "L'acqua rimarrebbe torbida per sempre", rispose l'allievoIl Maestro poggiò la tazza sul tavolo: "E allora, cosa dobbiamo fare per pulirla?" Il discepolo ci pensò un attimo e rispose: "Dobbiamo solo lasciarla riposare, Maestro". "Esatto. La giustizia del mondo cerca colpevoli e agita le acque. La mia giustizia cerca la pace del tuo cuore. Ora guarda la tazza". Dopo qualche minuto di silenzio, il fango si depositò naturalmente sul fondo e l'acqua in superficie tornò limpida e cristallina. Il Maestro disse:"I tuoi compagni ti hanno gettato addosso il fango della loro invidia. Se tu chiedi vendetta o punizione, agiti quel fango e lasci che sporchi tutta la tua vita. Se invece rimani immobile e focalizzato sul tuo cammino, il fango si deposita. L'invidia dice tutto su di loro, ma la tua reazione dice tutto su di te. La vera giustizia non è punire loro, ma impedire che la loro cattiveria distrugga la tua pace". Cosa ci insegna questa storia? Quando un discepolo chiede giustizia, il Maestro sposta l'attenzione dalla reazione esterna a una possibilità di raggiungere una trasformazione interna. Gli spiega che i compagni non odiano lui, ma egli sta facendo a loro da specchio. In modo non voluto, sta riflettendo le debolezze, i difetti, i sensi di colpa, le ombre, che loro non vogliono vedere in se stessi. La virtù, la calma, la diversità del discepolo mostrano ai compagni le loro stesse mancanze; per questo attaccano lo specchio, nel disperato tentativo di distruggere quella loro immagine scomoda che vedono riflessa nell'altro. Se si comprende questo, si smette di subire l'offesa e si capisce che i comportamenti poco amorevoli di chi aggredisce parlano solo di lei o di lui. Quando subiamo un'ingiustizia, il primo danno viene dagli altri, ma quando pretendiamo giustizia in modo continuo ed ossessivo, pensiamo sempre alla stessa cosa e proviamo rabbia, stiamo prolungando quel danno da soli. Il Maestro nega la giustizia umana immediata al fine di insegnarci a non bere il veleno che chi prova invidia e gelosia verso di noi, con cattiveria, ci porge. Un'altra dinamica interessante negli aneddoti di varie tradizioni del mondo è quella del discepolo che, provando invidia e gelosia, vorrebbe  compiere un atto di cattiveria. Il Maestro gli nega improvvisamente lo sguardo e la sua approvazione per far notare che c'è qualcosa che non va nei suoi atteggiamenti. Questo avviene perché chi si è comportato con invidia o gelosia deve avviare dentro di sé un processo di auto-analisi e anche per questo non bisogna mai prendere sotto gamba ciò che il Maestro dice. Tra l'altro, il vero Swami o Maestro è, nella tradizione, Colui che sa, che conosce la verità e per questo invita i propri discepoli sempre al cambiamento e a correggere i propri comportamenti. Il suo silenzio non umilia mai pubblicamente chi ha sbagliato e non vittimizza mai chi ha subito l'attacco. Se il Maestro punisse gli invidiosi davanti a tutti, alimenterebbe l'orgoglio spirituale della vittima e aumenterebbe la gelosia degli altri discepoli. Egli parla in generale, pur sapendo benissimo chi sono i singoli soggetti coinvolti.

Come reagire agli attacchi 

Quello che dovremmo chiederci quando gli altri ci attaccano, magari non è "Perché ce l'hanno con me?", domanda che ci farebbe stare solo nella condizione di vittima, ma: "Cosa posso imparare su di me attraverso la mia reazione?". La persona gelosa e invidiosa lancia frecciatine e provocazioni al fine di vedere la nostra reazione, perché essa è il nutrimento per il suo ego. Non ama che qualcuno sia migliore di sé e non accetta i punti di vista altrui. Pertanto, la cosa da fare è non permettere che i comportamenti tossici degli altri abitino la nostra mente, ma concentrarci sui nostri obiettivi, continuando il percorso di crescita insieme alle persone che ci apprezzano, che sono molte di più di quelle che provano gelosia e invidia nei nostri confronti. Mi sono sempre chiesta il significato del diamante. Il diamante ci indica che, se si subiscono attacchi velenosi, non c'è fango che possa sporcarlo. Inoltre, il termine diamante ci ricorda anche die mind, ovvero far morire la mente. Il significato è che il diamante, la gemma più preziosa e luminosa, simboleggia la realizzazione della verità che è nel cuore. Tuttavia, per raggiungere lo splendore di quel diamante interiore, è necessario far morire la mente egoica, superando l'attaccamento ai propri pensieri e spegnendo l'ego. L'invidia è un prezzo da pagare quando si va verso una certa consapevolezza e, più si sale, più se ne incontrerà ed è un indicatore che conferma che si sta facendo bene. Come dice il proverbio: "Non puoi impedire ai corvi di volare sopra la tua testa, ma puoi impedire loro di fare il nido tra i tuoi capelli". Perciò c'è una regola buona da seguire che è l'ABC, ovvero Always Be Careful, fai sempre attenzione e inoltre c'è questa profonda verità: Tu non sei uno, ma tre. Questo sta a significare che ognuno di noi è contemporaneamente: quello che pensa di essere, e quindi, per quanto riguarda il tema di questo articolo, l'ego ferito che soffre per la gelosia altrui, quello che gli altri pensano che noi siamo, ovvero l'immagine distorta che gli altri, in particolar modo i gelosi e gli invidiosi, hanno di noi e quello che siamo veramente, ovvero il nostro nucleo più profondo, la verità che abita nel nostro cuore, che non è toccata dalle offese altrui. Infine, c'è un errore che possiamo fare, che è quello di confondere il comportamento di altri che perseguono la nostra stessa strada con gli insegnamenti ricevuti, uno degli insegnamenti più grandi che, per quanto riguarda me, ho ricevuto è Love All, Serve All, Ama tutti, servi tutti a prescindere.
La dinamica del "girare la frittata" e la manipolazione

Nella realtà quotidiana ci si scontra spesso con una precisa tattica psicologica e comunicativa: il "rivoltare la frittata". Questa espressione tipica della lingua italiana significa ribaltare una situazione o manipolare un discorso a proprio favore, speculando sulle parole per far passare dalla parte del torto qualcuno. Chi mette in atto questa manipolazione agisce decontestualizzando una singola parola di un nostro discorso e ne cambia il significato, con il solo scopo di farci passare per una persona superba o che ha molto ego. Invece di rispondere nel merito dell'argomento, tira fuori cose che abbiamo detto per screditarci davanti agli altri. Ognuno è libero di interpretare le nostre parole come vuole, ma solo io so cosa ho intenzione di dire. Se provate a dire che vi stanno fraintendendo, queste persone non capirebbero comunque. Non sono abituate a confrontarsi con serenità, a dare valore agli altri e a ritenere il prossimo come un fratello o una sorella. Il loro intento, usando anche modi non palesi, è sempre quello di affermare il loro potere, le loro idee o le loro interpretazioni degli insegnamenti ricevuti. Di fronte a questo, bisognerebbe chiedere loro come mai quello che abbiamo detto li porta ad una certa conclusione, invitandoli a spiegare quali nostre parole fanno dire loro quello che dicono.

I critici come strumenti di Vairagya

In un gruppo di persone sorge spontanea una domanda: perché alcuni sono liberi di esprimere le loro riflessioni e altri no? La risposta potrebbe essere che non tutti hanno un cuore aperto e sanno ascoltare. Tuttavia, dal punto di vista dello Yoga, i critici in realtà sono i nostri migliori amici. Essi svolgono un ruolo fondamentale, ci costringono a testare il nostro livello di Vairagya, ovvero il distacco. Dal punto di vista puramente filosofico e assoluto è vero che l'attaccamento alla giustizia umana può contenere una traccia di ego.Tuttavia il modo e il motivo per cui viene fatto notare è manipolatorio: non potendo negare che l'invidia sia una forma di ego, i manipolatori cercano qualcosa da criticare nell'altro, ossia la sua richiesta di giustizia. In questo modo spostano l'attenzione dalle loro emozioni distorte alle presunte colpe dell'altro, ovvero l'ego di chiedere giustizia, volendo sottolineare così che, secondo loro, l'altro è una persona poco evoluta.

Il Potere della Reciprocità Consapevole

"Metti le persone nello stesso posto in cui loro mettono te". A un primo sguardo, questa frase potrebbe sembrare un invito alla vendetta o a chiedere e fare giustizia. Non è così. Nel vero cammino di crescita personale e spirituale, questo principio racchiude un insegnamento molto più profondo: non significa ripagare il male con il male, ma invitare l’altro a compiere un viaggio speculare nell’empatia. Mettere l’altro nello stesso posto in cui ci ha messi significa invitarlo a sedersi in quel preciso spazio emotivo per sperimentare gli effetti delle proprie parole e azioni. Ognuno di noi può comprendere davvero il peso del bene o del male che arreca solo quando si trova a vivere la reazione che ha provocato nell'altro. Se qualcuno agisce mosso da invidia o gelosia per ferirci, il modo migliore per fargli capire se ha centrato il bersaglio è portarlo a chiedersi: "Cosa si prova a stare al mio posto?". Questo meccanismo non serve a punire, ma a stimolare una presa di coscienza più elevata, valida tanto per la sofferenza quanto per la felicità che seminiamo. Quando subiamo un torto, l’ego umano ci spinge a cercare una giustizia punitiva. Tuttavia, la vera giustizia non risponde alla logica del "occhio per occhio". Il Sanātana Dharma, ovvero la vera giustizia, si fonda sull'ordine cosmico eterno, immutabile rispetto alle leggi umane e alle convenienze sociali e politiche. Chiedere giustizia significa innanzitutto proteggere il proprio cuore dal fango del rancore, coltivando la compassione per chi agisce non conoscendo o ignorando le leggi universali. Una persona che sta compiendo un autentico percorso evolutivo è come un diamante, più viene strofinata e criticata, più risplende. All'inizio del percorso, le frecce delle provocazioni altrui possono conficcarsi nel cuore, ma con il tempo e la maturità si impara a lasciarle cadere a terra, privandole del potere di confonderci, farci sentire in colpa, inadeguati e non accettati. La psicologia dello Yoga ci offre uno strumento fondamentale per mantenere questa imperturbabilità: la pratica di Upekṣā, ovvero dell'equanimità o neutralità. La mente trova la vera serenità quando impara a coltivare queste attitudini: l'amicizia verso chi è felice, la compassione verso chi soffre, la gioia verso chi è virtuoso. A volte, assecondare gli altri o dare loro ragione non è un atto di sottomissione, ma di superiore saggezza. La vera giustizia non si chiede agli uomini, ma si lascia al tempo e al Karma. L'infelicità non deriva da ciò che gli altri dicono di noi, ma dalla nostra insistenza nel voler rispondere a tutti i costi. Chi è dominato dall'invidia difficilmente riesce a vedere il proprio ego, preferisce criticare quello altrui, preferisce lanciare il sasso e nascondere la mano per evitare il dolore di riflettere su se stessa o se stesso. In questo scenario, il perdono è un atto sano: esso non è un favore che facciamo a chi ci ha ferito, ma un’azione che libera noi stessi. Finché nutriamo rancore, rimaniamo incatenati alle persone che ci hanno fatto del male e ai loro veleni, esaudendo esattamente il loro desiderio inconscio di procurarci dolore.

In conclusione  Il fine ultimo dello Yoga e dei percorsi spirituali ed evolutivi di crescita interiore non è cambiare gli altri, ma rimanere centrati dentro di se, proteggendo la nostra pace e quello che possiamo fare è incentivare il prossimo a vedere le qualità positive che ha dentro e che, a causa di futili gelosie e invidie, non riescono ancora a emergere. Ogni provocazione diventa così una bellissima lezione per ricordarci che tutto quello che accade nella vita ha un suo perché!


MASTERCLASS DI YOGA SU AJNA E SAHASRARA CHAKRA

 
Viaggio nel Sesto e Settimo Chakra
 
Masterclass Yoga dedicata a Ajna e Sahasrara Chakra 
Formazione e approfondimento per insegnanti e aspiranti insegnanti
Sei un insegnante di yoga o stai studiando per diventarlo? Desideri approfondire la dimensione più sottile e profonda della pratica? Partecipa alla nuova Masterclass Yoga condotta da Adriana Crisci: una sessione focalizzata sull'approfondimento di Ajna Chakra e Sahasrara Chakra. Questo incontro teorico e pratico sarà dedicato all'esplorazione dei centri energetici superiori. In linea con i principi dello Yoga Sostenibile e della tradizione, scoprirai come integrare le funzioni e le caratteristiche del sesto e settimo chakra nella tua pratica e come trasmetterle ai tuoi allievi.
Questa giornata di studio intensivo è aperta sia agli insegnanti già qualificati che cercano nuovi stimoli per la loro formazione continua, sia ai futuri insegnanti attualmente iscritti a un corso di formazione, animati dal desiderio di costruire e sviluppare basi didattiche solide, etiche e professionali.
La masterclass guiderà i partecipanti attraverso l'anatomia energetica, la simbologia, la psicologia, le dinamiche sottili e le chiavi di evoluzione personale di questi due chakra, secondo la tradizione dello yoga. Oltre alla teoria, saranno proposte pratiche di yoga, meditazione e visualizzazione specifiche per la loro armonizzazione. Riceverai, inoltre, strumenti pratici per strutturare le tue lezioni in modo inclusivo e sostenibile.

 Data: 20 Settembre

Modalità: Online su piattaforma Zoom

Durata: 8 ore di formazione : Mattina 9:30 - 13:30 Pomeriggio 15:00 - 18:30

Crediti: Corso riconosciuto da YANI per la formazione continua

Attestato: Rilascio del'attestato di partecipazione a fine corso

Contributo di partecipazione e Iscrizione

Quota di partecipazione: 60,00 € (include anche l'iscrizione o il rinnovo della tessera annuale all’Associazione Shanti Sai).

Come riservare il tuo posto: 

Effettua il bonifico sul seguente  IT32U0359901899087848570262 Invia la foto della ricevuta via email a shantiyogapz@gmail.com per confermare l'iscrizione.

CONTATTI

 Telefono: 3774264352  Email: shantiyogapz@gmail.com  oppure adrianacrisi4@gmail.com

Insegnante della Masterclass

Adriana Crisci

È insegnante di yoga e meditazione, con una consolidata esperienza, ultra trentennale nell’insegnamento sia a praticanti che in corsi di formazioen continua ad insegnanti di yoga. La sua attività si distingue per un approccio integrato che unisce la tradizione dello yoga alle discipline olistiche, con una visione orientata alla crescita personale e al benessere globale. All’interno della YANI è stata membro del Consiglio Direttivo, della Commissione Comunicazione e della Commissione Conferenze, oltre che coordinatrice regionale. Da anni tiene corsi di alimentazione e cucina etica e sostenibile. Oltre ad insegnare lo yoga e la meditazione tra le varie competenze e specializzazioni conseguite ci sono anche quelle di Naturopata, esperta in Intolleranze Alimentari e Ayurveda, Floriterapeuta, Master Reiki,Terapeuta Tep - Institut für Psycho-Korporelle Energiearbeit. È iscritta a vari albi professionali del settore olistico. È ideatrice di Yoga Sostenibile un progetto e un blog dedicati a percorsi di crescita e consapevolezza. Tra l’altro ha tenuto programmi radiofonici sullo yoga e continua a tenere conferenze. Ha lavorato per anni, come Yogaterapeuta e Floriterapeuta, nell'Azienda Ospedaliera San Carlo reparto Disturbi dell'Ansia e dell'Alimentazione.

Guru Purnima - L'impronta del Maestro


Ho vissuto in India la festa del Guru Purnima, molto emozionante per me. Il Guru Purnima è il giorno sacro dedicato al Maestro. Il Guru è colui che dissipa l’oscurità e dissolve le nostre ombre. Di conseguenza, non può essere definito tale chi porta oscurità nella vita altrui, chi non rispetta il prossimo e considera le persone come oggetti anziché come soggetti, come individui dotati di dignità.La sillaba Gu indica l'ignoranza o l'oscurità. Ignoranza significa letteralmente ignorare  o fingere di ignorare la verità e il Dharma ovvero l'etica che sostiene l'Universo e questo mondo. Non c'è però oscurità peggiore di quella in cui vive chi, pur conoscendo una parte della verità, sceglie di rimanere imprigionato nel proprio egoismo, oscurando la luce della propria anima. La sillaba Ru indica invece colui che rimuove e di conseguenza, distrugge tale oscurità. Questa è a tutti gli effetti un'operazione chirurgica che solo la sapienza di un vero Maestro può compiere. Non è un processo esente da dolore: rimuovere le ombre, abbattere l'ego e sradicare quei sentimenti primordiali che ci allontanano dall'essere umani non è certamente una cosa da poco. Il termine Purnima deriva da Purna, che significa "completo", "pieno". Quando raggiungiamo il vero equilibrio? Quando conquistiamo una certa completezza, quando siamo pieni del Tutto, nella nostra interezza, senza frammentazioni o mancanze. A volte  è proprio la sensazione di vuoto interiore a causare azioni e comportamenti scorretti. Quando ci si sente vuoti dentro, si avverte il bisogno disperato di riempirsi, arrivando persino a raggirare gli altri pur di ottenerne nutrimento energetico o materiale. Il Guru Purnima si celebra nei giorni di luna piena (Purnima) del mese di Ashadha il quarto mese del calendario indù che potrebbe essere tra giugno e luglio. È un giorno di profonda devozione, amore e gratitudine verso il Maestro che ci può condurre dalle tenebre della non conoscenza alla luce del sapere. E' un giorno fatto di rituali che iniziano all'alba, nell'ora sacra del Brahmamuhurta, un momento ideale per purificare le proprie impurità. Ci si veste con abiti puliti per avvalorare questa purificazione e ci si reca nello spazio sacro della puja. Qui si accende una lampada e si offrono al Guru incenso, frutti, fiori freschi e, soprattutto, il proprio cuore. Si offre anche del cibo vegetariano (Prasada), che viene poi distribuito a tutti i presenti. Il discorso sulla rimozione dell'ignoranza è complesso e non può essere banalizzato con poche parole  come posso fare io in questo articolo. Il Guru Purnima è di buon auspicio perché la mente dell'allievo, grazie alla guida del Maestro, può raggiungere chiarezza e completezza, proprio come la luna piena illumina il cielo notturno irradiando la sua massima luminosità. Quando la luce dissolve il buio, le nostre qualità migliori possono finalmente emergere e risplendere. Ostinarsi a non cambiare e rifiutare la trasformazione interiore significa, purtroppo, sprecare questa vita. Il Guru Tattva è un concetto cruciale: va oltre l'individuo limitato e rappresenta il flusso eterno della consapevolezza e della saggezza che dissipa l'ignoranza. È la voce della nostra coscienza senza tempo, custode della verità, che serve a risvegliarci e non a soddisfare i desideri materiali, divenendo consapevoli che prima o poi dovremo lasciare tutto quello che è materiale.Cosa porteremo con noi quando lasceremo questo mondo? Di certo nulla di materiale, il nostro stesso corpo fatto di materia si decomporrà. Porteremo con noi solo i meriti e i demeriti che avremo seminato. Finché siamo in vita possiamo riparare se abbiamo compiuto azioni non etiche, senza indugiare in quanto nessuno sa quanto tempo vivrà. La regola aurea dovrebbe essere quella di comportarsi sempre bene con gli altri, riconoscendoli come esseri viventi e sensibili alla sofferenza, evitando di ferirli con i nostri egoismi. Riferendomi allo Yoga si può dire che questo può essere, come altri percorsi sinceri, un vero percorso di trasformazione individuale. Possiamo praticare asana, meditare, recitare mantra, pregare, frequentare i templi e contesti spirituali ma, come ci ricorda la Shri Guru Gita, le pratiche ascetiche, le ripetizioni meccaniche delle preghiere, i pellegrinaggi e i sacrifici diventano uno spreco di energia se manca la comprensione profonda degli insegnamenti del Maestro. La vera realizzazione non si compra con lo sforzo dell'ego ma fiorisce solo sintonizzandosi con la grazia del principio della conoscenza. Nello Yoga, ogni fase deve agevolare la trasformazione interiore, distruggendo i vecchi schemi mentali per far nascere una nuova consapevolezza. È esattamente ciò che accade nella pratica. Con l'ingresso nell'asana ci diamo la possibilità di cambiare, nel mantenimento della posizione possiamo trasformare i nostri schemi di pensiero, le rigidità e le chiusure, abbracciando una nuova visione dell'esistenza e infine, con l'uscita dall'asana ci impegniamo a portare questa trasformazione nella vita quotidiana e nelle nostre azioni concrete. Oltre al termine Guru, si usa anche il termine Swami, ovvero "colui che sa". Proprio perché possiede la conoscenza, lo Swami indica con amore la strada a coloro che lo incontrano. Voglio chiudere questo scritto prendendo in prestito le parole di un testo antico, accompagnate da una riflessione:
"Offro i miei saluti a quel venerabile Guru che mi ha rivelato e mostrato la Realtà, la quale si estende in modo indiviso e infinito, pervadendo l'intero universo con tutto ciò che è animato e inanimato."
Quando si ha la fortuna di incontrare un vero Maestro, un vero Swami, ma si rimane ostinati nei propri vecchi comportamenti senza portare sollievo e felicità agli altri ma continuando a procurare dolore e sofferenza, si sta perdendo un'occasione d'oro. Lo Swami indica il percorso, ma non lo impone perché quel cammino dobbiamo farlo noi. Il vero Guru lascia sempre impressa un'impronta dentro di noi. Coloro che saranno stati capaci di operare per il bene collettivo lasciando a loro volta un segno, un'impronta atta a far progredire l'altro nel viaggio della vita, senza chiedere nulla in cambio, diventano l'espressione più autentica degli insegnamenti ricevuti dal proprio Swami. Tuttavia anche quando l'oscurità sembra permanere, la luce si sta già manifestando. Pertanto l'augurio che faccio a  tutti è di non dimenticare che dentro ognuno c'è l'impronta della saggezza e della vera conoscenza ma affinché questa si riveli è necessario, con umiltà, amorevolezza e onestà, lavorare profondamente dentro se stessi. Indossare delle maschere per paura di contattare quelle parti che devono necessariamente essere trasformate per sentirsi liberi ha un peso che non solo porta a vivere con maggiori ansie ed angosce ma a  rimandare un lavoro che prima o poi si sarà costretti a fare. Aver incontrato un vero Swami, un vero Maestro e continuare a rimanere nelle proprie convinzioni per paura di contattare e mostrare le proprie fragilità, non ci rende persone autentiche, ma di questo scriverò prossimamente. Intanto ringrazio tutti coloro che mi hanno inviato messaggi e mail di gratitudine...grazie per il vostro contribuito alla crescita di questo blog.

LASCIARE ANDARE LE RELAZIONI TOSSICHE

 

Questo è uno degli argomenti che in molti mi chiedono di approfondire e devo dire che è un tema su cui mi piace riflettere.Questo anche se qualche maschilista mi ha detto che, se scrivo di queste cose, è solo perché sono una femminista insoddisfatta, frustrata e cretina. Purtroppo, in giro c'è chi non conosce e non vuole conoscere affatto se stesso e pretende di giudicare gli altri, o magari spara a zero perché si sente toccato nel vivo. Ritengo che affrontare determinati argomenti non debba categorizzarmi: parlo di situazioni che sono molto più diffuse di quanto si possa immaginare. Sono inoltre convinta che approfondirle possa essere d'aiuto a tante persone ferite da individui lontani dal saper vivere e dal condurre relazioni sane e costruttive. Ci sta, comunque, che non tutti apprezzino ciò che scrivo, ognuno è libero di esprimere le proprie critiche. Da parte mia, scelgo di trasformare le critiche e persino le offese in materiale su cui lavorare per continuare a crescere, a differenza di chi preferisce restare chiuso nelle proprie rigide e schematiche convinzioni. Il percorso di crescita richiede di abbandonare una finta comfort zone. Esso ci costringe a confrontarci con i nostri lati in ombra che, una volta svelati, possono generare sofferenza ed è proprio per evitare tale dolore che spesso si tende a ignorarli e per certi versi si spreca parte della propria vita.
Ora veniamo all'argomento di oggi. Faccio una premessa: quello che scrivo non vuole puntare il dito, giudicare o categorizzare gli altri, ma è una descrizione di alcune situazioni che esistono in questa società, dove spesso l'etica viene cercata e anche pretesa ma non sempre viene messa in pratica da coloro che si ergono a paladini della stessa.
CHI C'È DIETRO LA MASCHERA?
Esistono persone egoiste ed egocentriche che non fanno nulla per gli altri. Agiscono quasi esclusivamente per tornaconto e soddisfazione personale, prendendo sempre senza dare mai nulla in cambio. Vivono indossando maschere che cambiano a seconda dei contesti, mostrando magari una finta serenità che nasconde profondi contrasti e agitazioni interiori. Dietro questa facciata si celano individui fragili, insicuri, orgogliosi, spesso privi di una sana autostima e molto infantili, la loro paura di amare li spinge, inevitabilmente, a creare rapporti tossici.
Parlo di fragilità perché buona parte di ciò che fanno è rivolto a mantenere un'immagine di persone perbene e, anche per questo, non osano ascoltare e confrontarsi con i loro sentimenti. Invece di ascoltare il cuore, ascoltano la loro mente ballerina che pensa di trattare gli altri con superficialità. Usano e feriscono gli altri senza chiedere scusa e poi scappano via come ladri nella notte. Hanno tratti narcisistici, pretendono che gli altri riempiano il vuoto che hanno dentro, ma non danno nulla, perché il verbo donare non esiste nel loro vocabolario. Sono proprio queste le persone che trascinano gli altri in relazioni tossiche.
I SEGNALI DI UNA RELAZIONE TOSSICA
Cos'è una relazione tossica? Innanzitutto la tossicità si manifesta quando la nostra persona viene danneggiata dal contatto con emozioni, sentimenti e dinamiche nocive. Non sempre è facile riconoscere una relazione tossica a causa del legame relazionale che c'è. I segnali di una relazione malsana sono vari e tra questi il sentire man mano un esaurimento della propria energia e quindi uno squilibrio fisico, emotivo e in generale mentale.
L'iniziare a sentirsi svalutati, giudicati, non adeguati per l'altra persona; l'innescarsi del dubbio e dei sensi di colpa: "Forse la relazione non va per colpa mia"; la sensazione di sentirsi usati, l'andare e venire dell'altra persona, i complimenti ricevuti a cui seguono le svalutazioni, la mancanza di chiarezza. Un rapporto vissuto con una presenza invadente a cui seguono interminabili tempi di silenzio, in cui ci si chiede cosa sia potuto succedere, cosa si è detto o fatto di sbagliato che ha fatto allontanare l'altro: questi sono alcuni dei segnali che vi trovate in una relazione tossica e che avete a che fare con una persona che non è centrata.
Ho incontrato persone ferite che improvvisamente, dalla pienezza interiore, percepivano un vuoto energetico. Ho cercato di aiutarle attraverso un percorso floriterapico: un ciclo di consulenze basato non solo sui Fiori di Bach, ma anche su altri rimedi floreali come i fiori australiani o californiani per esempio, integrandoli con lo yoga e la meditazione. Quando si viene feriti il dolore non dà tregua; alla fine, però, consiglio sempre di chiedervi se valga la pena portare avanti una relazione in cui non avete ricevuto nulla o quasi – diciamo solo briciole – a fronte di tutto ciò che avete dato e vi è stato richiesto. Chi causa sofferenza agli altri finisce per rimanere prigioniero delle proprie azioni. E voi, perché continuate a restare ostaggi dei ricordi, delle inutili attese o vi accontentate di chi forse non ha un vero interesse per voi? Avete mai pensato che, trovando la forza di chiudere una porta a chi si è comportato scorrettamente, se ne possono aprire altre? Qualsiasi comportamento che generi dolore in un altro essere umano è, di fatto, scorretto!
APARIGRAHA: L'INSEGNAMENTO DELLO YOGA SU DISTACCO E NON POSSESSO
Lasciare andare... Uno dei cinque Yama, i principi etici dello Yoga, è Aparigraha, che significa non possesso, non avidità e assenza di attaccamento. Cerchiamo di approfondire questo insegnamento e vediamo se è possibile applicarlo anche a una relazione tossica. Prima, però, voglio fare una premessa: nulla succede per caso. Attiriamo nella nostra vita le persone necessarie alla nostra crescita. Per comprendere davvero ogni evento che ci accade, invece di chiedersi "Perché proprio a me?", è molto più utile domandarsi: "Cosa devo imparare da ciò che mi è successo?". Come vedete, ora non sto parlando dell'altro, ma di voi o di noi, perché l'altra persona, nel bene e nel male, seguirà il proprio destino raccogliendo ciò che ha seminato, proprio come ognuno di noi.
Abbiamo visto che uno dei significati di Aparigraha è l'assenza di attaccamento. Questo ci indica che, per uscire dalla sofferenza, è fondamentale innanzitutto chiedersi se si stia vivendo una dipendenza, capirne il motivo e decidere di spezzare quel legame dentro di se. L’attaccamento è infatti un vincolo energetico che  mantiene uniti a una persona, anche se non la si frequenta più o non fa più parte della propria vita. La domanda da porvi è perché continuiate a nutrire questo sentimento per qualcuno che non vi merita, senza riuscire a distaccarvi dai ricordi?
Chiariamo cosa significa "non vi merita". Meritare significa essere degno di qualcosa, guadagnarsi qualcosa. Anche su questo punto vorrei portarvi a fare alcune riflessioni analitiche. L'altra persona è degna di ricevere le vostre attenzioni? Si è guadagnata la vostra stima? Ognuno è degno di ricevere tutto il bene del mondo, ma quando qualcuno è poco trasparente, mente, vi prende in giro e non è chiaro, è davvero meritevole della vostra considerazione? Merita che continuiate a pensarci? Cosa ha fatto per voi? Ha agito in modo da fare una buona impressione su di voi oppure vi ha lasciato spesso nel dubbio?
Il termine "acquistare" descrive purtroppo molte relazioni in cui si pensa che possedere la persona oggetto del proprio desiderio sia come comprare una merce al mercato. Di conseguenza, la domanda da porsi è: "Che valore do alla mia vita? La ritengo preziosa o la sto svendendo?". Se accettate questo compromesso per un puro gioco sensuale potrebbe anche andare bene, ma se vi concedete a chi non vi apprezza allora dovreste riflettere; ogni esistenza ha un valore inestimabile in quanto unica e rara, e va difesa coltivando l'autostima. Gli unici che possono stimare la vostra vita siete proprio voi: conoscendone il vissuto, potete dare un valore immenso a un bene che vi appartiene in modo esclusivo.
LIBERARSI DALL'ILLUSIONE E DAL PASSATO CON L'AIUTO DEI FIORI DI BACH
Se siete capitati proprio qui oggi e state leggendo questo articolo, forse non è un caso: la vostra sofferenza vi ha spinto a cercare un sollievo. Consentitemi allora di dirvi che qualcuno che non vi riserva le giuste attenzioni, ma prende senza dare nulla, dimostra solo una grande avarizia e non lo fa solo in termini materiali, ma anche nell'affetto che meritate. Chi si comporta così non merita che continuiate a restare legati a lui o a lei.
Lo so, recidere un legame è molto difficile. Ho lavorato con tante persone usando i Fiori di Bach proprio per questo motivo e, ancora oggi, la maggior parte delle mie consulenze riguarda chi soffre a causa della dipendenza affettiva. Se anche voi vi trovate in questa situazione e sentite il bisogno di un supporto personalizzato per sbloccare le vostre emozioni, potete richiedermi una consulenza individuale di Fiori di Bach, così da individuare insieme i rimedi più adatti al vostro percorso.
C'è una netta differenza tra l'amore e l'attaccamento. Il primo è un sentimento libero e altruista, che non mira al proprio beneficio egoistico né a possedere l'altro a tutti i costi. L'attaccamento, al contrario, nasce dal timore della solitudine o dell'abbandono e dal bisogno egoistico di sicurezza, genera così dipendenza, gelosia e l'esigenza di esercitare un controllo. Se state soffrendo per una relazione finita, il primo passo – per quanto difficile – consiste nell'osservare con lucidità la realtà dei fatti. È necessario trovare la forza del distacco, senza continuare a nutrire la speranza di un ritorno. Forse accadrà, ma nel presente questo non deve interessarvi, oggi dovete rimettere voi stessi al centro della vostra vita.
Distacco non significa allontanarsi fisicamente dall'altra persona – poiché di fatto la relazione può essere già conclusa – ma liberarsi dall'immagine ideale dell'altra persona che avete costruito dentro di voi. Se guardate indietro, noterete quanta idealizzazione ci sia stata in quel legame. La realtà è fin troppo chiara: per il vostro bene, i rapporti che vivono all'ombra dell'incertezza e della confusione non possono più continuare. Spesso la sofferenza impedisce di vedere che una rottura è una spinta per la vostra evoluzione, e che vi siete finalmente liberati di un peso che ormai esiste soltanto nella vostra mente.
CAMBIARE IL PENSIERO: L'ESERCIZIO DEL "NO"
La mente è fatta di pensieri invisibili e intangibili, che comunque percepiamo come reali. Il pensiero ha il potere di incatenare, ma anche di liberare: il segreto per sciogliere un'ossessione è coltivare un pensiero opposto a quello che vi blocca. Chi provava un sentimento autentico non vi avrebbe lasciato andare. Se è successo, perché continuare a vivere nel ricordo di qualcuno che non c'è più, che vi ha fatto soffrire e non vi meritava? Perché non mollare la presa su ricordi che appartengono ormai al passato?
Ogni legame nasce dentro di noi ed è lì che può essere sciolto. L'altro è andato per la sua strada, ma siete voi a permettere al suo fantasma di rimanere sulla vostra, trasformandolo in un ostacolo che vi impedisce di vedere le meraviglie oltre la sua ombra. Quindi non è l'altro a tenervi legati, ma siete voi a dover mollare la presa. Questo non vuol dire dimenticare, significa rinunciare a un legame tossico e abbandonare il passato. Significa arrendersi all'evidenza che le persone e le situazioni non sempre ritornano o ritornano migliorate o con l'intenzione di costruire un rapporto migliore per poter finalmente andare avanti. Solo così potrete attraversare il dolore, cambiando al tempo stesso il vostro pensiero.
Dopo la tempesta arriva sempre il sereno, ma accelerare i tempi dipende solo da voi. Iniziate a dire di no: no all'immagine mentale di chi vi ha fatto del male, no alla mancanza di dignità, no alla sofferenza. Dite no all'idealizzazione di chi non vi merita e a chi, nascondendosi dietro una maschera, non è mai stato trasparente. Rifiutate gli insulti ricevuti e allontanate chiunque prosciughi le vostre energie. Ma soprattutto, voltate le spalle a chi, non provando un amore sano per se stesso, non potrà mai provare un amore sano per voi.
Questo è un vero e proprio esercizio: quando un ricordo o l'immagine di chi vi ha fatto soffrire riaffiora, dite no, praticamente e subito, a quel pensiero. La vostra vita è il bene più prezioso che avete: non permettete a nessuno di deprezzarla e non svendetela, continuando a illudervi che l'altro possa cambiare per voi.
LA SEMINA E IL FLUIRE DELLA VITA
Ognuno può cambiare solo se compie un profondo lavoro su di sé: nessuno di noi ha il potere di cambiare l'altro, possiamo cambiare solo noi stessi. Se darete valore a voi stessi, anche gli altri ve ne daranno, d'altronde, come potrebbe apprezzarvi chi non sa dare valore a se stesso? La vita è un'altalena: a momenti sereni succedono fasi difficili, e mantenere un sano equilibrio interiore non è semplice. Guardate allora a chi vi ha causato sofferenza come a un test, una prova per verificare se, nonostante gli inevitabili alti e bassi, siete capaci di trovare la vostra stabilità e la vostra forza interiore.
Tutto passa: le persone che incontriamo, gli eventi che viviamo. Ciò che resta sono le cause che hanno generato le azioni; quelle cause diventano semi che germoglieranno nella vita di chi li ha piantati, portando ognuno di noi, nel bene o nel male, a raccogliere i propri frutti. La giustizia non coincide con ciò che pretendiamo quando siamo accecati dal dolore: essa agisce sempre, anche se non sempre la vediamo in azione. Il dolore che vi è stato causato diventerà col tempo solo un ricordo, ma chi lo ha seminato dovrà inevitabilmente raccoglierlo. Voi, se sarete stati capaci di recidere l'attaccamento, ne sarete fuori e potrete godere di nuove esperienze. Il nuovo non potrà mai entrare nella vostra vita se continuate a occupare lo spazio con un legame che non ha più senso.
La decisione, quindi, spetta solo a voi: volete rimanere legati a chi non vi ha dato felicità o volete sgombrare il campo e, dopo aver appreso la lezione, aprirvi al futuro?
La mia intenzione non è scrivere un articolo unidirezionale: potremmo essere stati noi, a nostra volta, a ferire qualcuno. In quel caso, dobbiamo chiederci se siamo pronti a superare il nostro ego e il nostro orgoglio per chiedere scusa a chi abbiamo offeso. L'essere umano ha la straordinaria capacità di aprirsi sempre al dialogo; il problema è che farlo richiede sincerità e onestà intellettuale. Un individuo dimostra la nobiltà del suo animo quando, superando i confini del proprio egoismo, riconosce i propri errori e cerca di porvi rimedio. Il dolore causato agli altri, infatti, può sempre essere riparato, finché si è in vita.
CONCLUSIONE
In ultima analisi, liberarsi da una relazione tossica non è un atto di egoismo, ma il più alto gesto di responsabilità verso se stessi. Quando scegliamo di non essere più complici della nostra stessa sofferenza, non stiamo solo chiudendo una porta al passato, ma stiamo onorando il valore inestimabile della nostra esistenza. Il percorso può essere tortuoso e richiedere tempo, ma ogni passo verso il distacco è un seme di libertà che, prima o poi, darà i suoi frutti più belli.
Vi ringrazio per aver condiviso con me queste riflessioni e vi auguro di trovare sempre la forza e il coraggio di rimettervi al centro della vostra vita. Buona rinascita a tutti voi.