L’aria che alimenta il fuoco

Il fuoco di manipura immortale, perennemente giovane, colui che è in tutte le forme ed è alimentato dall’ossigeno di anahata. E’ la qualità dell’Aria che trasforma il Fuoco da distruttivo in potere trasformativo e ardore costruttivo. Nella fucina alchemica del nostro essere Pavana purifica, alimenta e sostiene Agni perché possa diventare karuna, condivisione e accudimento, oltre il potere personale egoico.

Mattino
Incontro teorico-pratico con Jolanda Maggiora Vergano
Il tema sarà sviluppato con il metodo Yoga Ratna e la sua visione simbolica.

Pomeriggio
Incontro teorico e pratico con Adriana Crisci
Il Soffio Sottile che trasforma la Forza.
In che modo la filosofia e la simbologia degli Yoga della tradizione interpretano la natura trasmutante dell'elemento Aria nel nutrire e alimentare l'energia del Fuoco? La dimensione del Soffio, intesa come lo spazio della mente e la padronanza delle dinamiche energetiche che agiscono da agenti di trasformazione per governare e orientare la nostra forza interiore. Un'esplorazione di simbologia classica, approfondimento sulle leggi evolutive della materia e della coscienza ed esperienza vissuta attraverso tre pilastri interconnessi: l'Anatomia Sottile e Fisica, per comprendere come il Soffio alimenta la nostra energia; la Padronanza Mentale e l'aspetto psicologico dello yoga, essenziali per coltivare lo spazio interiore e la stabilità necessari a incanalare e mutare il fuoco interiore e infine la Visione Complementare, una mappa metafisica e pratica che arricchisce l'intero lavoro simbolico di aria e fuoco.

Data 29 novembre ore 10:00-13:00 / 14:30-18:30

Luogo
Online, piattaforma Zoom

Contributo di partecipazione  

 Nel contributo è inclusa l'iscrizione o il rinnovo della tessera annuale all’Associazione Shanti Sai. 

Come iscriversi 

Effettua il versamento del contributo volontario di 80.00 (ottanta euro) che include anche la quota di iscrizione all'associazione sull’IBAN IT32U0359901899087848570262 Banca Cassa Centrale Credito Cooperativo Italiano Spa Intestato a Associazione Shanti Sai

Causale scrivere esattamente come indicato di seguito: Cognome Nome -  L'aria che alimenta il fuoco

Prenota il tuo posto confermando l'iscrizione via email  e inviando foto del bonifico a  shantiyogapz@gmail.com

La durata di questa masterclass è di 7 ore tutte riconosciute dalla YANI ( Yoga Associazione Nazionale Insegnanti) come crediti per la formazione continua.

Per ulteriori info contatta il 3774264352 oppure invia  una mail a shantiyogapz@gmail.com
  
Alla fine del corso verrà rilasciato l'attestato di partecipazione.

Per ulteriori informazioni puoi contattarci al 3774264352 oppure inviare una mail a uno dei seguenti indirizzi di posta elettronica. shantiyogapz@gmail.com   adrianacrisci4@gmail.com

 Insegnanti della Masterclass

Jolanda Maggiora Vergano
E' docente formatore alla S.I.Y.R. Scuola di Formazione Yoga Ratna. Conosce lo yoga più di trent'anni fa e dopo varie esperienze con diversi metodi yoga a metà degli anni novanta conosce ed inizia a seguire Gabriella Cella e il suo metodo Yoga Ratna. Si diploma con Lei alla Scuola di formazione e perfezionamento per Insegnanti Yoga Ratna. Da allora condivide la propria ricerca ed esperienza del metodo Yoga Ratna con lezioni e workshop in Italia e all’estero. Al Policlinico di Modena ha avviato un programma sperimentale di rieducazione funzionale con Yoga-Hasta Mudra nei postumi post-chirurgici della mano. Conduce laboratori esperienziali per riscoprire la creativitˆ femminile e per vivere meglio i cambiamenti e le trasformazioni femminili. Ha formato psicoterapeuti con programmi yoga di conoscenza del respiro e concentrazione e ha condotto formazioni yoga per migliorare la relazione d’aiuto di psicologi e operatori sociali. In ambito aziendale ha sviluppato ÒThink Yoga Ratna" - idee e progetti per vivere con consapevolezzaÓ, con l’ difficile mondo del lavoro. é anche studiosa di Ayurveda e certificata in massaggio Thai-Yoga con il metodo Nuad-bo-Rarn.

Adriana Crisci
E' stata membro del Consiglio Direttivo e delle Commissioni Comunicazione e Conferenze della YANI. Ha integrato la conoscenza dello yoga con studi approfonditi nelle discipline bio-naturali, conseguendo, tra le sue varie specializzazioni, anche i titoli di Naturopata, Floriterapeuta, Master Reiki, esperta in Massaggio Ayurvedico, Kinesiologia Applicata e TEP terapie energetiche di processo. Insegnante dei Cinque Riti Tibetani e di Ancient Buddho Meditation. La sua attivitˆ come insegnante di yoga spazia dalle classi per allievi alla docenza nei corsi di formazione per insegnanti. Da sempre impegnata nel sociale e nel supporto al benessere globale dell'individuo e della collettività, ha lavorato come insegnante di yoga nelle scuole statali, ha prestato servizio come yogaterapeuta in un'Azienda ospedaliera pubblica e ha collaborato con varie associazioni mediche. é ideatrice del progetto e del blog "Yoga Sostenibile: percorsi di crescita per il XXI secolo", spazi nati con l'intento di tradurre la filosofia e le pratiche della tradizione millenaria in risposte concrete per i vissuti quotidiani, personali, relazionali e collettivi della societˆ contemporanea. Da tempo divulgatrice dello yoga, scrive articoli specialistici, ha condotto trasmissioni radiofoniche, tiene conferenze, ha organizzato convegni e ha partecipato a festival dedicati allo yoga e al benessere.


 

RIVOLTARE LA FRITTATA PER COPRIRE INVIDIA E GELOSIA

  


Ringrazio tutte le persone che, in qualche modo, mi danno nuovi spunti per scrivere e vi chiedo scusa se questo, più che un post, potrebbe sembrare il capitolo di un libro che mi hanno chiesto di scrivere. Ho pensato di dividerlo in paragrafi con dei semplici titoli, così potrete leggerlo con calma, un pezzo alla volta, per cogliere al meglio ogni connessione. Prendo spunto da un episodio a cui accennerò soltanto e che sarà tema di un altro articolo. Alcuni giorni fa ero in una libreria e, ad un certo punto, ho sentito una forte spinta ad andare verso uno scaffale dove erano esposti libri sulla filosofia orientale e occidentale. Tutti i libri erano perfettamente ordinati, ma uno era con la copertina rivolta verso di me: era casuale oppure no? Ho preso il libro ed ho visto che non era in vendita, ma era un dono,  la cosa mi è sembrata alquanto strana perché, in tutte le librerie che ho girato, non ho mai trovato dei libri in dono. Per farla breve ho preso il libro e anche i commessi, dopo aver controllato nel loro magazzino informatico, mi hanno confermato, sorpresi, che il libro era in dono; ma non sapevano come fosse arrivato su quello scaffale e mi hanno detto che potevo prenderlo. Il libro è uno dei testi più antichi e importanti della tradizione filosofica indiana ed è molto illuminante. L’arrivo di questo antico testo tra le mie mani non è stato una casualità, ma una risposta a certe provocazioni manipolatorie, dettate da gelosia e invidia, che vengono fatte in un determinato luogo. È difficile avere un dialogo con chi non vuole dialogare e per sua natura ha difficoltà ad aprirsi a un confronto.

La manipolazione e l'ego spirituale

Le persone assertive sono capaci di esprimere le propri emozioni e i propri pensieri con onestà e in modo diretto, ma senza la volontà di umiliare, prevaricare o ferire, mantenendo sempre il rispetto dell’altro e l'apertura al confronto. Al contrario, ci sono persone che, quando vengono colpite nel proprio ego, voltano e rivoltano la frittata per confondere la verità. Quando sono toccate nel vivo, fanno sempre un’unica cosa: assalire per manipolare. Fanno in modo che chi ha subito il danno o l'offesa si senta in colpa, usando sarcastiche frecciatine per evitare qualsiasi invito alla riflessione. Questo tipo di manipolazione avviene in molti contesti, ma si nasconde sotto una velata copertura di finta amichevolezza, anche nei luoghi in cui esiste un ego che va oltre il livello normale; mi riferisco all'ego spirituale. Consentitemi di riportare una storia, anche quando insegno nei corsi nazionali di formazione continua per insegnanti di yoga, mi piace raccontare delle storie. In un antica scuola, un Maestro viveva circondato da molti discepoli. Con il tempo, l'atmosfera del luogo divenne pesante: alcuni discepoli iniziarono a paragonarsi l'un l'altro, provando invidia e gelosia per i progressi altrui. Un mattino, il Maestro radunò tutti nel cortile. Davanti a sé aveva un grande cesto pieno di patate e diversi sacchi di tela vuoti. Egli disse: "Prendete un sacco ciascuno. Da oggi, ogni volta che proverete invidia per un compagno, che farete un commento cattivo o che vi ingelosirete dei suoi progressi, dovrete prendere una patata, incidervi sopra il nome di quel compagno e metterla nel vostro sacco". I discepoli trovarono il compito strano, ma divertente. Nei primi giorni, a causa delle continue invidie e gelosie provate, i sacchi si riempirono rapidamente e ognuno portava sulla schiena il proprio carico. Dopo una settimana, il Maestro aggiunse una regola: "D'ora in poi, dovrete portare questo sacco con voi ovunque andiate. Vi accompagnerà mentre meditate, mentre cucinate, mentre lavorate nei campi e mentre dormite. Non potrete mai abbandonarlo". Passò un'altra settimana e la situazione divenne insostenibile: i sacchi erano diventati pesanti e faticosi da trascinare. Le patate più vecchie iniziarono a marcire, emanando un odore nauseabondo e attirando insetti. Il cattivo odore era così forte che i discepoli non riuscivano nemmeno più a stare vicini l'uno all'altro. Allo stremo, si presentarono davanti al Maestro implorando: "Maestro, ti preghiamo, lasciaci gettare questi sacchi. Il peso ci spacca la schiena e l'odore della putrefazione è insopportabile. Non riusciamo più a vivere né a meditare". Il Maestro sorrise con compassione e disse: "Questo sacco è l'esatta fotografia della vostra mente. Quando nutrite invidia e gelosia e agite con cattiveria verso i vostri compagni di percorso, ferendoli, voi pensate di danneggiare loro. In realtà, state solo caricando il vostro sacco interiore. Il risentimento che provate non ferisce solo l'altro, ma marcisce dentro di voi, appesantisce la vostra anima e avvelena ogni vostra giornata". I discepoli, pieni di vergogna, compresero la lezione. Svuotarono i sacchi e, da quel giorno, si impegnarono a ripulire i propri cuori e le proprie menti da ogni forma di invidia e gelosia, sostituendo la competizione con la cooperazione. Infatti, per quanto si pensi che la competizione ci renda grandi, in realtà occorre molta più forza e carattere per cooperare tutti insieme per un compito comune che possa essere di beneficio alla società intera.

Il senso della vera giustizia 

Uno degli insegnamenti più profondi che ho compreso è che quando si subisce una cattiveria in contesti che dovrebbero essere di crescita (ma questo vale per qualsiasi ambiente), chi subisce anela e chiede giustizia al Maestro. Ora, il Maestro non agisce come un giudice di un tribunale umano, ma come un guaritore della persona che è stata ferita. Riporto un'altra storia per illustrare questo concetto. In una comunità, un giovane discepolo era diventato il bersaglio di alcuni compagni a causa della sua rapidità nell'apprendere gli insegnamenti del Maestro. Gli altri, accecati dall'invidia, iniziarono ad attaccarlo, a escluderlo e a dirgli cose offensive anche al di fuori del contesto, mettendo in atto comportamenti molto scorretti. Un giorno, dopo l'ennesimo torto subito, il discepolo, furioso e in lacrime, andò dal Maestro: "Maestro, chiedo giustizia! I miei compagni mi perseguitano, mi insultano e mi sabotano. Tu vedi tutto e non fai nulla. Puniscili, o costringili a chiedermi scusa! Dov'è la tua giustizia?" Il Maestro lo ascoltò in silenzio, poi prese una tazza d'acqua pulita e un pugno di fango dalla terra. Gettò il fango nella tazza e l'acqua divenne torbida e marrone: "Vedi questa tazza? Se io adesso punissi i tuoi compagni per fare giustizia a te, farei come uno che gira un cucchiaio in quest'acqua per togliere il fango. Cosa succederebbe?". "L'acqua rimarrebbe torbida per sempre", rispose l'allievo. Il Maestro poggiò la tazza sul tavolo: "E allora, cosa dobbiamo fare per pulirla?" Il discepolo ci pensò un attimo e rispose: "Dobbiamo solo lasciarla riposare, Maestro". "Esatto. La giustizia del mondo cerca colpevoli e agita le acque. La mia giustizia cerca la pace del tuo cuore. Ora guarda la tazza". Dopo qualche minuto di silenzio, il fango si depositò naturalmente sul fondo e l'acqua in superficie tornò limpida e cristallina. Il Maestro disse:"I tuoi compagni ti hanno gettato addosso il fango della loro invidia. Se tu chiedi vendetta o punizione, agiti quel fango e lasci che sporchi tutta la tua vita. Se invece rimani immobile e focalizzato sul tuo cammino, il fango si deposita. L'invidia dice tutto su di loro, ma la tua reazione dice tutto su di te. La vera giustizia non è punire loro, ma impedire che la loro cattiveria distrugga la tua pace". Cosa ci insegna questa storia? Quando un discepolo chiede giustizia, il Maestro sposta l'attenzione dalla reazione esterna a una possibilità di raggiungere una trasformazione interna. Gli spiega che i compagni non odiano lui, ma egli sta facendo a loro da specchio. In modo non voluto, sta riflettendo le debolezze, i difetti, i sensi di colpa, le ombre, che loro non vogliono vedere in se stessi. La virtù, la calma, la diversità del discepolo mostrano ai compagni le loro stesse mancanze; per questo attaccano lo specchio, nel disperato tentativo di distruggere quella loro immagine scomoda che vedono riflessa nell'altro. Se si comprende questo, si smette di subire l'offesa e si capisce che i comportamenti poco amorevoli di chi aggredisce parlano solo di lei o di lui. Quando subiamo un'ingiustizia, il primo danno viene dagli altri, ma quando pretendiamo giustizia in modo continuo ed ossessivo, pensiamo sempre alla stessa cosa e proviamo rabbia, stiamo prolungando quel danno da soli. Il Maestro nega la giustizia umana immediata al fine di insegnarci a non bere il veleno che chi prova invidia e gelosia verso di noi, con cattiveria, ci porge. Un'altra dinamica interessante negli aneddoti di varie tradizioni del mondo è quella del discepolo che, provando invidia e gelosia, vorrebbe  compiere un atto di cattiveria. Il Maestro gli nega improvvisamente lo sguardo e la sua approvazione per far notare che c'è qualcosa che non va nei suoi atteggiamenti. Questo avviene perché chi si è comportato con invidia o gelosia deve avviare dentro di sé un processo di auto-analisi e anche per questo non bisogna mai prendere sotto gamba ciò che il Maestro dice. Tra l'altro, il vero Swami o Maestro è, nella tradizione, Colui che sa, che conosce la verità e per questo invita i propri discepoli sempre al cambiamento e a correggere i propri comportamenti. Il suo silenzio non umilia mai pubblicamente chi ha sbagliato e non vittimizza mai chi ha subito l'attacco. Se il Maestro punisse gli invidiosi davanti a tutti, alimenterebbe l'orgoglio spirituale della vittima e aumenterebbe la gelosia degli altri discepoli. Egli parla in generale, pur sapendo benissimo chi sono i singoli soggetti coinvolti.

Come reagire agli attacchi 

Quello che dovremmo chiederci quando gli altri ci attaccano, magari non è "Perché ce l'hanno con me?", domanda che ci farebbe stare solo nella condizione di vittima, ma: "Cosa posso imparare su di me attraverso la mia reazione?". La persona gelosa e invidiosa lancia frecciatine e provocazioni al fine di vedere la nostra reazione, perché essa è il nutrimento per il suo ego. Non ama che qualcuno sia migliore di sé e non accetta i punti di vista altrui. Pertanto, la cosa da fare è non permettere che i comportamenti tossici degli altri abitino la nostra mente, ma concentrarci sui nostri obiettivi, continuando il percorso di crescita insieme alle persone che ci apprezzano, che sono molte di più di quelle che provano gelosia e invidia nei nostri confronti. Mi sono sempre chiesta il significato del diamante. Il diamante ci indica che, se si subiscono attacchi velenosi, non c'è fango che possa sporcarlo. Inoltre, il termine diamante ci ricorda anche die mind, ovvero far morire la mente. Il significato è che il diamante, la gemma più preziosa e luminosa, simboleggia la realizzazione della verità che è nel cuore. Tuttavia, per raggiungere lo splendore di quel diamante interiore, è necessario far morire la mente egoica, superando l'attaccamento ai propri pensieri e spegnendo l'ego. L'invidia è un prezzo da pagare quando si va verso una certa consapevolezza e, più si sale, più se ne incontrerà ed è un indicatore che conferma che si sta facendo bene. Come dice il proverbio: "Non puoi impedire ai corvi di volare sopra la tua testa, ma puoi impedire loro di fare il nido tra i tuoi capelli". Perciò c'è una regola buona da seguire che è l'ABC, ovvero Always Be Careful, fai sempre attenzione e inoltre c'è questa profonda verità: Tu non sei uno, ma tre. Questo sta a significare che ognuno di noi è contemporaneamente: quello che pensa di essere, e quindi, per quanto riguarda il tema di questo articolo, l'ego ferito che soffre per la gelosia altrui, quello che gli altri pensano che noi siamo, ovvero l'immagine distorta che gli altri, in particolar modo i gelosi e gli invidiosi, hanno di noi e quello che siamo veramente, ovvero il nostro nucleo più profondo, la verità che abita nel nostro cuore, che non è toccata dalle offese altrui. Infine, c'è un errore che possiamo fare, che è quello di confondere il comportamento di altri che perseguono la nostra stessa strada con gli insegnamenti ricevuti, uno degli insegnamenti più grandi che, per quanto riguarda me, ho ricevuto è Love All, Serve All, Ama tutti, servi tutti a prescindere.
La dinamica del "girare la frittata" e la manipolazione

Nella realtà quotidiana ci si scontra spesso con una precisa tattica psicologica e comunicativa: il "rivoltare la frittata". Questa espressione tipica della lingua italiana significa ribaltare una situazione o manipolare un discorso a proprio favore, speculando sulle parole per far passare dalla parte del torto qualcuno. Chi mette in atto questa manipolazione agisce decontestualizzando una singola parola di un nostro discorso e ne cambia il significato, con il solo scopo di farci passare per una persona superba o che ha molto ego. Invece di rispondere nel merito dell'argomento, tira fuori cose che abbiamo detto per screditarci davanti agli altri. Ognuno è libero di interpretare le nostre parole come vuole, ma solo io so cosa ho intenzione di dire. Se provate a dire che vi stanno fraintendendo, queste persone non capirebbero comunque. Non sono abituate a confrontarsi con serenità, a dare valore agli altri e a ritenere il prossimo come un fratello o una sorella. Il loro intento, usando anche modi non palesi, è sempre quello di affermare il loro potere, le loro idee o le loro interpretazioni degli insegnamenti ricevuti. Di fronte a questo, bisognerebbe chiedere loro come mai quello che abbiamo detto li porta ad una certa conclusione, invitandoli a spiegare quali nostre parole fanno dire loro quello che dicono.

I critici come strumenti di Vairagya

In un gruppo di persone sorge spontanea una domanda: perché alcuni sono liberi di esprimere le loro riflessioni e altri no? La risposta potrebbe essere che non tutti hanno un cuore aperto e sanno ascoltare. Tuttavia, dal punto di vista dello Yoga, i critici in realtà sono i nostri migliori amici. Essi svolgono un ruolo fondamentale, ci costringono a testare il nostro livello di Vairagya, ovvero il distacco. Dal punto di vista puramente filosofico e assoluto è vero che l'attaccamento alla giustizia umana può contenere una traccia di ego.Tuttavia il modo e il motivo per cui viene fatto notare è manipolatorio: non potendo negare che l'invidia sia una forma di ego, i manipolatori cercano qualcosa da criticare nell'altro, ossia la sua richiesta di giustizia. In questo modo spostano l'attenzione dalle loro emozioni distorte alle presunte colpe dell'altro, ovvero l'ego di chiedere giustizia, volendo sottolineare così che, secondo loro, l'altro è una persona poco evoluta.

Il Potere della Reciprocità Consapevole

"Metti le persone nello stesso posto in cui loro mettono te". A un primo sguardo, questa frase potrebbe sembrare un invito alla vendetta o a chiedere e fare giustizia. Non è così. Nel vero cammino di crescita personale e spirituale, questo principio racchiude un insegnamento molto più profondo: non significa ripagare il male con il male, ma invitare l’altro a compiere un viaggio speculare nell’empatia. Mettere l’altro nello stesso posto in cui ci ha messi significa invitarlo a sedersi in quel preciso spazio emotivo per sperimentare gli effetti delle proprie parole e azioni. Ognuno di noi può comprendere davvero il peso del bene o del male che arreca solo quando si trova a vivere la reazione che ha provocato nell'altro. Se qualcuno agisce mosso da invidia o gelosia per ferirci, il modo migliore per fargli capire se ha centrato il bersaglio è portarlo a chiedersi: "Cosa si prova a stare al mio posto?". Questo meccanismo non serve a punire, ma a stimolare una presa di coscienza più elevata, valida tanto per la sofferenza quanto per la felicità che seminiamo. Quando subiamo un torto, l’ego umano ci spinge a cercare una giustizia punitiva. Tuttavia, la vera giustizia non risponde alla logica del "occhio per occhio". Il Sanātana Dharma, ovvero la vera giustizia, si fonda sull'ordine cosmico eterno, immutabile rispetto alle leggi umane e alle convenienze sociali e politiche. Chiedere giustizia significa innanzitutto proteggere il proprio cuore dal fango del rancore, coltivando la compassione per chi agisce non conoscendo o ignorando le leggi universali. Una persona che sta compiendo un autentico percorso evolutivo è come un diamante, più viene strofinata e criticata, più risplende. All'inizio del percorso, le frecce delle provocazioni altrui possono conficcarsi nel cuore, ma con il tempo e la maturità si impara a lasciarle cadere a terra, privandole del potere di confonderci, farci sentire in colpa, inadeguati e non accettati. La psicologia dello Yoga ci offre uno strumento fondamentale per mantenere questa imperturbabilità: la pratica di Upekṣā, ovvero dell'equanimità o neutralità. La mente trova la vera serenità quando impara a coltivare queste attitudini: l'amicizia verso chi è felice, la compassione verso chi soffre, la gioia verso chi è virtuoso. A volte, assecondare gli altri o dare loro ragione non è un atto di sottomissione, ma di superiore saggezza. La vera giustizia non si chiede agli uomini, ma si lascia al tempo e al Karma. L'infelicità non deriva da ciò che gli altri dicono di noi, ma dalla nostra insistenza nel voler rispondere a tutti i costi. Chi è dominato dall'invidia difficilmente riesce a vedere il proprio ego, preferisce criticare quello altrui, preferisce lanciare il sasso e nascondere la mano per evitare il dolore di riflettere su se stessa o se stesso. In questo scenario, il perdono è un atto sano: esso non è un favore che facciamo a chi ci ha ferito, ma un’azione che libera noi stessi. Finché nutriamo rancore, rimaniamo incatenati alle persone che ci hanno fatto del male e ai loro veleni, esaudendo esattamente il loro desiderio inconscio di procurarci dolore.

In conclusione  Il fine ultimo dello Yoga e dei percorsi spirituali ed evolutivi di crescita interiore non è cambiare gli altri, ma rimanere centrati dentro di se, proteggendo la nostra pace e quello che possiamo fare è incentivare il prossimo a vedere le qualità positive che ha dentro e che, a causa di futili gelosie e invidie, a volte dettate dal sentirsi inferiori o non adeguati, non riescono ancora a emergere. Questo non significa giustificare le azioni scorrette altrui ma cercare di non lasciarsi coinvolgere dalle loro cattive qualità che creano quelle azioni verso di noi. Ogni provocazione diventa così una bellissima lezione per ricordarci che tutto quello che accade nella vita ha un suo perché e un insegnamento!


MASTERCLASS DI YOGA SU AJNA E SAHASRARA CHAKRA

 
Viaggio nel Sesto e Settimo Chakra
 
Masterclass Yoga dedicata a Ajna e Sahasrara Chakra 
Formazione e approfondimento per insegnanti e aspiranti insegnanti
Sei un insegnante di yoga? Desideri approfondire la dimensione più sottile e profonda della pratica? Partecipa alla nuova Masterclass Yoga condotta da Adriana Crisci: una sessione focalizzata sull'approfondimento di Ajna Chakra e Sahasrara Chakra. Questo incontro teorico e pratico sarà dedicato all'esplorazione dei centri energetici superiori. In linea con i principi dello Yoga Sostenibile e della tradizione, scoprirai come integrare le funzioni e le caratteristiche del sesto e settimo chakra nella tua pratica e come trasmetterle ai tuoi allievi. Questa giornata di studio intensivo è aperta agli insegnanti già qualificati che cercano nuovi stimoli per la loro formazione continua. La masterclass guiderà i partecipanti attraverso l'anatomia energetica, la simbologia, la psicologia, le dinamiche sottili e le chiavi di evoluzione personale di questi due chakra, secondo la tradizione dello yoga. Oltre alla teoria, saranno proposte pratiche di yoga, meditazione e visualizzazione specifiche per la loro armonizzazione. 

 Data: 20 Settembre

Modalità: Online su piattaforma Zoom

Durata: 8 ore di formazione : Mattina 9:30 - 13:30 Pomeriggio 15:00 - 18:30

Crediti: Corso riconosciuto da YANI per la formazione continua

Attestato: Rilascio dell'attestato di partecipazione a fine corso


CONTATTI

 Telefono: 3774264352  Email: shantiyogapz@gmail.com  oppure adrianacrisi4@gmail.com

Insegnante della Masterclass

Adriana Crisci

È insegnante di yoga e meditazione, con una consolidata esperienza, ultra trentennale nell’insegnamento sia a praticanti che in corsi di formazione continua ad insegnanti di yoga. La sua attività si distingue per un approccio integrato che unisce la tradizione dello yoga alle discipline olistiche, con una visione orientata alla crescita personale e al benessere globale. All’interno della YANI è stata membro del Consiglio Direttivo, della Commissione Comunicazione e della Commissione Conferenze, oltre che coordinatrice regionale. Da anni tiene corsi di alimentazione e cucina etica e sostenibile. Oltre ad insegnare lo yoga e la meditazione tra le varie competenze e specializzazioni conseguite ci sono anche quelle di Naturopata, esperta in Intolleranze Alimentari e Ayurveda, Floriterapeuta, Master Reiki,Terapeuta Tep - Institut für Psycho-Korporelle Energiearbeit. È iscritta a vari albi professionali del settore olistico. È ideatrice di Yoga Sostenibile un progetto e un blog dedicati a percorsi di crescita e consapevolezza. Tra l’altro ha tenuto programmi radiofonici sullo yoga e continua a tenere conferenze. Ha lavorato per anni, come Yogaterapeuta e Floriterapeuta, nell'Azienda Ospedaliera San Carlo reparto Disturbi dell'Ansia e dell'Alimentazione.

Guru Purnima - L'impronta del Maestro


Ho vissuto in India la festa del Guru Purnima, molto emozionante per me. Il Guru Purnima è il giorno sacro dedicato al Maestro. Il Guru è colui che dissipa l’oscurità e dissolve le nostre ombre. Di conseguenza, non può essere definito tale chi porta oscurità nella vita altrui, chi non rispetta il prossimo e considera le persone come oggetti anziché come soggetti, come individui dotati di dignità.La sillaba Gu indica l'ignoranza o l'oscurità. Ignoranza significa letteralmente ignorare  o fingere di ignorare la verità e il Dharma ovvero l'etica che sostiene l'Universo e questo mondo. Non c'è però oscurità peggiore di quella in cui vive chi, pur conoscendo una parte della verità, sceglie di rimanere imprigionato nel proprio egoismo, oscurando la luce della propria anima. La sillaba Ru indica invece colui che rimuove e di conseguenza, distrugge tale oscurità. Questa è a tutti gli effetti un'operazione chirurgica che solo la sapienza di un vero Maestro può compiere. Non è un processo esente da dolore: rimuovere le ombre, abbattere l'ego e sradicare quei sentimenti primordiali che ci allontanano dall'essere umani non è certamente una cosa da poco. Il termine Purnima deriva da Purna, che significa "completo", "pieno". Quando raggiungiamo il vero equilibrio? Quando conquistiamo una certa completezza, quando siamo pieni del Tutto, nella nostra interezza, senza frammentazioni o mancanze. A volte  è proprio la sensazione di vuoto interiore a causare azioni e comportamenti scorretti. Quando ci si sente vuoti dentro, si avverte il bisogno disperato di riempirsi, arrivando persino a raggirare gli altri pur di ottenerne nutrimento energetico o materiale. Il Guru Purnima si celebra nei giorni di luna piena (Purnima) del mese di Ashadha il quarto mese del calendario indù che potrebbe essere tra giugno e luglio. È un giorno di profonda devozione, amore e gratitudine verso il Maestro che ci può condurre dalle tenebre della non conoscenza alla luce del sapere. E' un giorno fatto di rituali che iniziano all'alba, nell'ora sacra del Brahmamuhurta, un momento ideale per purificare le proprie impurità. Ci si veste con abiti puliti per avvalorare questa purificazione e ci si reca nello spazio sacro della puja. Qui si accende una lampada e si offrono al Guru incenso, frutti, fiori freschi e, soprattutto, il proprio cuore. Si offre anche del cibo vegetariano (Prasada), che viene poi distribuito a tutti i presenti. Il discorso sulla rimozione dell'ignoranza è complesso e non può essere banalizzato con poche parole  come posso fare io in questo articolo. Il Guru Purnima è di buon auspicio perché la mente dell'allievo, grazie alla guida del Maestro, può raggiungere chiarezza e completezza, proprio come la luna piena illumina il cielo notturno irradiando la sua massima luminosità. Quando la luce dissolve il buio, le nostre qualità migliori possono finalmente emergere e risplendere. Ostinarsi a non cambiare e rifiutare la trasformazione interiore significa, purtroppo, sprecare questa vita. Il Guru Tattva è un concetto cruciale: va oltre l'individuo limitato e rappresenta il flusso eterno della consapevolezza e della saggezza che dissipa l'ignoranza. È la voce della nostra coscienza senza tempo, custode della verità, che serve a risvegliarci e non a soddisfare i desideri materiali, divenendo consapevoli che prima o poi dovremo lasciare tutto quello che è materiale.Cosa porteremo con noi quando lasceremo questo mondo? Di certo nulla di materiale, il nostro stesso corpo fatto di materia si decomporrà. Porteremo con noi solo i meriti e i demeriti che avremo seminato. Finché siamo in vita possiamo riparare se abbiamo compiuto azioni non etiche, senza indugiare in quanto nessuno sa quanto tempo vivrà. La regola aurea dovrebbe essere quella di comportarsi sempre bene con gli altri, riconoscendoli come esseri viventi e sensibili alla sofferenza, evitando di ferirli con i nostri egoismi. Riferendomi allo Yoga si può dire che questo può essere, come altri percorsi sinceri, un vero percorso di trasformazione individuale. Possiamo praticare asana, meditare, recitare mantra, pregare, frequentare i templi e contesti spirituali ma, come ci ricorda la Shri Guru Gita, le pratiche ascetiche, le ripetizioni meccaniche delle preghiere, i pellegrinaggi e i sacrifici diventano uno spreco di energia se manca la comprensione profonda degli insegnamenti del Maestro. La vera realizzazione non si compra con lo sforzo dell'ego ma fiorisce solo sintonizzandosi con la grazia del principio della conoscenza. Nello Yoga, ogni fase deve agevolare la trasformazione interiore, distruggendo i vecchi schemi mentali per far nascere una nuova consapevolezza. È esattamente ciò che accade nella pratica. Con l'ingresso nell'asana ci diamo la possibilità di cambiare, nel mantenimento della posizione possiamo trasformare i nostri schemi di pensiero, le rigidità e le chiusure, abbracciando una nuova visione dell'esistenza e infine, con l'uscita dall'asana ci impegniamo a portare questa trasformazione nella vita quotidiana e nelle nostre azioni concrete. Oltre al termine Guru, si usa anche il termine Swami, ovvero "colui che sa". Proprio perché possiede la conoscenza, lo Swami indica con amore la strada a coloro che lo incontrano. Voglio chiudere questo scritto prendendo in prestito le parole di un testo antico, accompagnate da una riflessione:
"Offro i miei saluti a quel venerabile Guru che mi ha rivelato e mostrato la Realtà, la quale si estende in modo indiviso e infinito, pervadendo l'intero universo con tutto ciò che è animato e inanimato."
Quando si ha la fortuna di incontrare un vero Maestro, un vero Swami, ma si rimane ostinati nei propri vecchi comportamenti senza portare sollievo e felicità agli altri ma continuando a procurare dolore e sofferenza, si sta perdendo un'occasione d'oro. Lo Swami indica il percorso, ma non lo impone perché quel cammino dobbiamo farlo noi. Il vero Guru lascia sempre impressa un'impronta dentro di noi. Coloro che saranno stati capaci di operare per il bene collettivo lasciando a loro volta un segno, un'impronta atta a far progredire l'altro nel viaggio della vita, senza chiedere nulla in cambio, diventano l'espressione più autentica degli insegnamenti ricevuti dal proprio Swami. Tuttavia anche quando l'oscurità sembra permanere, la luce si sta già manifestando. Pertanto l'augurio che faccio a  tutti è di non dimenticare che dentro ognuno c'è l'impronta della saggezza e della vera conoscenza ma affinché questa si riveli è necessario, con umiltà, amorevolezza e onestà, lavorare profondamente dentro se stessi. Indossare delle maschere per paura di contattare quelle parti che devono necessariamente essere trasformate per sentirsi liberi ha un peso che non solo porta a vivere con maggiori ansie ed angosce ma a  rimandare un lavoro che prima o poi si sarà costretti a fare. Aver incontrato un vero Swami, un vero Maestro e continuare a rimanere nelle proprie convinzioni per paura di contattare e mostrare le proprie fragilità, non ci rende persone autentiche, ma di questo scriverò prossimamente. Intanto ringrazio tutti coloro che mi hanno inviato messaggi e mail di gratitudine...grazie per il vostro contribuito alla crescita di questo blog.