LA PAZIENZA

" Se vogliamo raggiungere una meta che divenga un punto importante e consolidato nel nostro percorso di crescita, dobbiamo avere tanta pazienza. La pazienza di osservare e di capire. La pazienza di analizzare ed analizzarci. Essere come il ferro che viene battuto e forgiato con il fuoco dal Fabbro Universale. Se siamo impazienti di apprendere e mettere in pratica, la nostra conoscenza sarà sempre superficiale e poco profonda e la nostra pratica non verrà esperita. La conoscenza, senza il calore e la gioiosità delle intenzioni, diviene arida e in un deserto arido non cresce nulla. A volte usiamo dire che preferiamo buttarci tutto alle spalle per andare incontro a nuove soluzioni, ma dipende da come ci buttiamo tutto dietro di noi. Personalmente penso che se vogliamo davvero andare incontro al nuovo, allora dobbiamo fare un lavoro serio sulle nostre emozioni e i nostri vissuti, altrimenti il peso buttato dietro alle spalle, prima o poi ci piomberà addosso, creandoci seri problemi.
In qualche modo siamo tutti interconnessi, mi piace pensare, da un filo sottile ed invisibile, tutte minuscole gocce di una rete, una trama più grande e quello che facciamo agli altri prima o poi ci verrà restituito. " Non fare agli altri quello che non vuoi gli altri facciano a te". Che saggezza in questa frase, altro che buttarsi tutto dietro alle spalle. Se operiamo a danno di altri come potrà la nostra mente essere tranquilla? Come potrà godere della pace?
Quando mi viene chiesto. " Se abbiamo fatto del male, come possiamo riparare? "
La mia risposta giusta o sbagliata che sia è : " Prima di tutto prendi consapevolezza del fatto che hai commesso un errore. E' il primo passo. Poi agisci nel senso di una tua reale trasformazione. Infine cerca la riconciliazione, poiché l'altro non è che il tuo specchio e quindi se hai agito male nei confronti di qualcuno, di qualsiasi essere vivente, causando sofferenza, allora abbi l'umiltà di chiedere scusa. Lo so che questo costa molto al tuo orgoglio, ma alla fine di renderà una persona vittoriosa, una persona che avrà dominato parte del suo ego. Sarai una persona più libera.".
La virtù dei forti non è solo quella di combattere per il ristabilimento della giustizia e vincere, ma quella di usare la giusta discriminazione per portare avanti i propri progetti e realizzare i propri desideri, se questi sono giusti.
Auguro una buona riflessione
Adriana Crisci

LA RICONOSCENZA

Sinceramente penso che la riconoscenza sia una delle migliori attitudini della mente. La mente va educata a superare le limitazioni dell'ego e ad esprimere, per mezzo del pensiero, la gratitudine per quanto abbiamo ricevuto e riceviamo nella nostra vita. L'ingratitudine non è un percorso evolutivo e non ci porta a scoprire la nostra reale natura. La riconoscenza, in verità, è la conoscenza della reale natura, innanzitutto nostra e , di conseguenza, dell'altro e del suo modo di agire. Se il mondo oggi va a rotoli è perché non c'è la gratitudine della riconoscenza. Infatti è solo quando facciamo un attento esame dei nostri vissuti che possiamo riconoscere gli aiuti ricevuti da tante persone, il tempo delle loro vite che hanno messo a nostra disposizione e non erano tenuti a farlo. Quando riconosciamo la loro preziosità e la preziosità delle loro azioni e delle loro parole, atte ad aiutarci, allora nasce in noi, in maniera spontanea, la gratitudine. Nel mondo di oggi non ci sono scambi equi, ci sono persone che danno e persone che prendono, senza dare affatto. Ci sono persone che prendono e pretendono e non conoscono il senso della gratitudine. Tutto questo denota un ego piccolo che, nella sua potenza  appare grande. Voglio dire che un ego inferiore è grande poiché ci imprigiona nelle sue ragioni e non ci fa vedere la verità nella sua totalità, ci mostra solo una verità parziale, ma è piccolo perché non vive le relazioni con equità ed equilibrio. Probabilmente la vita di molti di noi avrebbe potuto prendere o potrebbe prendere una svolta diversa, se avessimo la capacità di praticare la riconoscenza e la gratitudine. Per praticare queste due qualità dobbiamo essere capaci di molta umiltà e di correggere quelli che sono i nostri errori. Ma alla fine, vi chiederete, perché sforzarsi a praticare la riconoscenza e la gratitudine? Trovo che la risposta sia semplice, anche se difficile da comprendere fino in fondo. Questa pratica ci rende meno egoisti, più nobili e più consapevoli che siamo tutti collegati gli uni agli altri. L'ingratitudine ci porta a prendere e fuggire, senza avere sensibilità e rispetto nei confronti degli altri. La riconoscenza e la gratitudine ci portano ad amare gli altri, per quello che sono, ad avere un maggior rispetto per noi stessi, ad acuire la nostra sensibilità, a sentire quel filo sottile che ci collega tutti, gli uni agli altri. immersi nella illusorietà della materia valutiamo quello che riceviamo solo in termini materiali, ovvero di denaro e di oggetti. Non valutiamo l'affetto, i gesti gratuiti, gli insegnamenti preziosi che gli altri ci hanno donato e ci donano. Questo perché il denaro lo possiamo contare subito, gli insegnamenti ricevuti, che sono piccoli semi che l'altro semina dentro di noi, non si vedono subito. Tuttavia il denaro diminuisce e svanisce, gli insegnamenti crescono, rimangono e trasformano le nostre vite. Le persone sagge sono rare e proprio perché rare, non vengono valutate. 
La mia gratitudine va a tutti i maestri che ho incontrato lungo il mio percorso fino ad oggi.  Riconosco in loro la potenza della vera conoscenza. Questa conoscenza mi è stata trasmessa con umiltà e spero di continuare io ad essere umile nel custodirla dentro di me.

Adriana Crisci

L'INCERTEZZA

Carissimi,
eccomi di nuovo a riprendere i contatti via blog. A dire il vero ho preso un periodo di pausa anche da Radio Prana. Tutto questo perché dedico del tempo alla riflessione su di me e quindi al costante lavoro interiore. Da questo momento tutto riparte, anche con l'organizzazione di incontri free, aperti a tutti coloro che hanno voglia di condividere con me il percorso di VIVERE LA VITA NELL'ARMONIA. Infatti, in questo tempo di palesi incertezze le uniche certezze che abbiamo sono quelle di trasformare noi stessi, piuttosto che gli altri. C'è un momento che ogni individuo attraversa nella propria vita ed è quello in cui tutte le sue certezze sono come minate. A creare l'incertezza è sufficiente una rottura di una relazione sentimentale, oppure un tradimento di amicizia, la perdita di una persona cara o del posto di lavoro. Quando i riferimenti sui quali abbiamo costruito le nostre ideologie o i nostri attaccamenti vengono meno, è allora che la vita ci sta dicendo che c'è un nuovo percorso da seguire. Quanto è doloroso staccarsi dal vecchio o per dirla meglio, il dolore si prova perché metti in discussione il fatto di aver impiegato del tempo per dare fiducia a qualcuno. Potrebbe essere una persona singola, un gruppo, un partito, un movimento religioso e poi percepisci che avevi impiegato gran parte delle tue energie per chi, per cosa?
Ecco, l'incertezza è il derivato della delusione. Quando improvvisamente proviamo delusione, ci sentiamo incerti. E' allora che le nostre radici vengono scrollate e se sono forti esse non marciranno, se non sono forti verranno sradicate e perderemo la nostra identità travolti dagli eventi. Le nostre radici sono come quelle di un possente albero che è battuto dalle sferzate del vento, dalle tempeste di pioggia e vince tutto, poi basta un po di fuoco per bruciarlo. Il fuoco è creato e alimentato da tutte quelle emozioni distruttive che ci logorano dal di dentro e ci consumano attimo per attimo: l'odio, la gelosia, il rancore, l'invidia, la menzogna, il criticismo...... Bastano degli attimi, a questi nostri nemici, per minarci e farci cadere in stati di prostrazione. Si prostrazione, perché quello che seguirà alla forza di queste emozioni sarà la prostrazione. 
I cambiamenti non sono mai facili, tuttavia spesso possono essere produttivi e ci conducono verso un risveglio di coscienza.
Improvvisamente, proprio nel bel mezzo di una crisi, ci si può rivelare, come un lampo di luce, l'idea che avevamo sempre cercato di cogliere.
In fondo nell'incertezza c'è la certezza. L'incertezza non è altro che la via per trovare una certezza più profonda, più vera, meno noiosa e più soddisfacente.
Naturalmente diverso è quando viviamo perennemente nell'incertezza, questo significa altro ed ha a che fare con la carenza di 'autostima, con l'educazione ricevuta, con il senso di instabilità.
Semplicemente qui sto parlando di questa incertezza epocale. E' come se non avessimo più una dimora, un gruppo a cui aggregarci, un movimento di cui far parte, una ideologia da difendere. Dove ci porterà tutto questo?
Penso nell'unico posto possibile e sicuro: alla scoperta di noi stessi dentro di noi. A percorrere il vero viaggio della vita, quello di una conoscenza vera, autentica, profonda e certa di noi stessi. Alla vera  e libera conoscenza che ci farà seguire le regole e le leggi universali ( dharma), non per ideologia o imposizione ma con consapevolezza.
Adriana Crisci

LA COMUNICAZIONE

Cari amici,
la comunicazione nelle relazioni è importante. Quando parlo di relazioni non mi riferisco solo a quelle tra persone, ma anche alla relazione che abbiamo con un animale, con una pianta, con il paesaggio, insomma con qualsiasi essere, in qualunque dimensione si trovi. Comunicare è entrare in comunione con l'altro e quindi è importante osservare, quasi a priori che tipo di comunione, quindi che tipo di relazione andremo a stabilire o stiamo stabilendo. Le relazioni sono una sorta di palestra dove siamo invitati ad allenarci per il percorso della nostra crescita, ma anche di quella dell'altro. Nelle relazione si manifestano il nostro carattere, il impulsi innati, che sono come solchi nella nostra mente, le movenze determinate dalla ferita primordiale che siamo venuti a guarire. Si può entrare in comunione con un altro essere in vari modi, poiché c'è una comunicazione verbale e una non verbale. Quest'ultima è fatta di gesti, sguardi, pensieri e si perché anche il pensiero comunica. Paradossalmente oggi, grazie a mezzi di comunicazione che ci permettono di comunicare fino all'altro capo del mondo, siamo tutti bravi ad esprimere le nostre emozioni, lasciandone traccia sul web e non siamo capaci di comunicare con coloro che ci circondano. Non comprendiamo che le persone che ci circondano sono quelle con le quali abbiamo a priori stabilito dei patti di crescita. Sinceramente penso che, una delle materie che si dovrebbe insegnare nelle scuole, dovrebbe essere proprio quella della comunicazione, come entrare in contatto e in comunione con l'altro senza ferire o essere feriti. Quando parlo di ferita mi riferisco anche dei continui scempi che vengono fatti al paesaggio o delle atroci sofferenze a cui vengono sottoposti gli animali, per soddisfare la crudeltà del genere umano. Se provassimo a chiudere gli occhi, per alcuni istanti, potremmo percepire che viviamo in una dimensione che è condivisa con gli altri esseri, siamo già in una sorta di comunione e di comunicazione con tutti. Questo mi ricorda il bellissimo mantra che recita " Possano tutti gli esseri di tutti i mondi essere felici". Come si può pensare di costruire la propria serenità  se non si persegue un cammino di sincerità, di non violenza, di onestà nei propri confronti e nei confronti degli altri? Ritengo che a volte siano necessari dei momenti di solitudine, per comprendere in quale direzione stiamo andando e cosa stiamo costruendo. Valutare anche  quello che abbiamo costruito con i nostri modi di pensare ed agire e se notiamo qualche distonia provare a raddrizzare il tiro. Come dice il detto: Finché c'è vita c'è speranza". Mi piace pensare e condividere con voi il significato di questa frase, fino a quando viviamo abbiamo sempre l'opportunità di capire chi siamo, cosa facciamo e dove stiamo andando......insomma comprendere il vero scopo della vita.
Buona vita a tutti!
Adriana Crisci