L'APPARENZA



Dopo una pausa dovuta ad impegni di corsi, conferenze, consulenze e viaggi, eccomi qui, pronta a condividere con voi il mio umile pensiero. Umile perché senza umiltà non c'è conoscenza. Personalmente mi ritengo sempre come una scolaretta che sta imparando le lezioni che la vita cerca di impartirle. Si, perché la vita cerca di impartirci le lezioni che noi è bene che impariamo per il nostro percorso evolutivo. Purtroppo non comprendiamo che sono lezioni. Il percorso di vita serve a spogliarci delle maschere, ovvero delle sovrastrutture che indossiamo per non farci vedere come siamo. Si ha timore di mostrarsi  agli altri, di mostrare la nostra vera identità, per la paura di essere rifiutati.
La vita è il dono più prezioso che abbiamo e tuttavia ci dimentichiamo che stiamo vivendo. Ognuno ha del tempo di vita da spendere e spesso questo tempo viene speso nella cecità. Pensiamo che ciò che ci attrae e ci dona una felicità momentanea ed effimera, sia per sempre. Invece non lo è. In questo mondo della materia tutto cambia, costantemente, quello che non cambia è l'eternità della nostra luce interiore, scoperta la quale possiamo dire che non abbiamo più bisogno di indossare delle maschere. Le maschere ci fanno apparire quello che non siamo ed è per questo che non siamo felici a sufficienza.
Un impegno di assistenza  a degli ammalati mi chiama e quindi spero di continuare con voi queste riflessioni nei prossimi giorni.
Vi auguro una buona vita
Adriana







PERCORSI 2


A volte ci può sembrare che i nostri percorsi non siano compiuti. Penso ( ed è una mia opinione personale, forse non corretta, ma che mi piace condividere con voi) che i percorsi si intrecciano e che non ci siano percorsi compiuti ed altri no. Ci sono percorsi meglio elaborati ed altri seppelliti  in uno dei cassetti dell'archivio mentale. Quando vediamo una strada davanti a noi possiamo decidere come percorrerla, ma a volte, nonostante le buone intenzioni,  pur vedendo chiaramente il percorso che potremmo fare, possono sorgere degli ostacoli. Gli ostacoli, si mascherano in maniera differente, ma hanno sempre lo stesso intento, ovvero testare se abbiamo superato le nostre tendenze ombrose, quelle che vanno contro le leggi universali e sono causa di schiavitù e sofferenza mentale. Ci sono persone che a causa di desideri non discriminati, danno un taglio diverso alla loro vita e si dimenticano del percorso luminoso che hanno avuto la possibilità di intravedere. A volte, sul percorso, ritornano persone con le quali abbiamo creato delle situazioni irrisolte. E' un'occasione che ci viene data per fare chiarezza, per liberarci dei pesi creati dalle incomprensioni, dagli istinti non ragionati, dalle azioni non discriminate. Sono opportunità che l'Universo ci dona, per rimettere a posto delle situazioni che dentro di noi sono ingarbugliate. Non è facile, assolutamente non è facile seguire il percorso, poiché su di esso sono disseminate le prove, le crisi, le tentazioni che sollecitano le tendenze involutive. Tutto vive in noi: il passato, il presente ed il futuro, tuttavia è nel presente che possiamo riparare agli errori del passato e progettare un nuovo futuro. Gli errori non devono essere un motore per alimentare dei sensi di colpa che rallentano l'andatura sul percorso, piuttosto devono essere visti come delle lezioni per migliorare quello che è da migliorare e per non ripeterli. Nel percorso seminiamo. Ogni attimo della nostra esistenza presente, ognuno di noi semina pensieri, parole ed azioni e andando avanti raccoglierà quello che avrà seminato. Tuttavia, in un certo qual senso, il sapore dei frutti può cambiare se si inizia a lavorare seriamente ad una vera trasformazione interiore, ad una vera crescita ed a capire quali sono i veri valori delle nostre vite e della vita universale, poiché ogni vita è legata all'altra e come perle di una medesima collana, facciamo parte tutti del percorso evolutivo. Il percorso evolutivo è ritornare al punto di partenza con una elevazione umana, morale, spirituale, più alta.
La vita è un'esperienza sacra, governata dal tempo. Il tempo non torna più indietro per nessuno, per questo è necessario non sprecarlo. Amare la vita, sentire di essere  esseri umani, prestare servizio alle creature viventi, trasformare il proprio piccolo ego al fine di far risplendere l'autentico Io, imparare ad AMARE, questo è tanto in un percorso di crescita.
Buon lavoro
Adriana

PERCORSI


I percorsi delle vite si incrociano, si incontrano, si scontrano, tuttavia ogni persona che abbiamo incontrato 
sul nostro percorso ha avuto ed ha un senso. Perfino le persone che abbiamo incrociato per pochi secondi. Ogni passaggio vive dentro di noi, sempre. A volte possiamo dimenticare le persone o le condivisioni ma tutto fa parte del nostro bagaglio e tutto viene archiviato e conservato in una parte remota della nostra mente, una specie di serbatoio non conscio. E' impossibile fare un percorso da soli e le relazioni sono fondamentali per la nostra crescita. E' proprio nelle dinamiche relazionali che avvengono scontri, incomprensioni e poi può emergere la necessità di lavorare dentro di se. Spesso mi sento dire, dalle persone che incontro, che quando chiudono con gli altri chiudono e basta, direi che , negli ultimi tempi, è divenuto di moda. Proprio ieri sera, mentre tenevo un incontro, cercavo di far comprendere come i rapporti irrisolti a causa di chiusure, di non volersi confrontare, creano una pesantezza dentro di noi e ci rendono meno liberi. Se vogliamo che la nostra vita diventi leggera è necessario cercare sempre la chiarezza dentro se stessi, innanzi tutto, e poi con chi ci ha ferito o con chi abbiamo ferito. La chiusura è dettata dall'ego e dalla ferita ricevuta, è una specie di corazza che ci mettiamo, affinché possiamo vedere solo le nostre ragioni e non le motivazioni dell'altro. La mente superficiale si ferma all'apparenza degli eventi, la mente intelligente, cioè che ha la capacità di leggere attraverso, cerca di cogliere l'essenza dell'accaduto, di analizzarlo andando in profondità di esso. Nel nostro percorso di vita facciamo tanti piccoli percorsi, questi sono dettati dalle tendenze dell'ego e incentivati dai desideri. Non è che non dobbiamo avere desideri, anzi, il desiderio è il motore della creazione, ma dobbiamo usare la nostra discriminazione per comprendere se il desiderio è buono o non buono, se è in accordo con le leggi universali oppure no. Quando mettiamo dei muri, a causa delle nostre ferite o per paura o per la collera, allora stiamo facendo il gioco del nostro ego e non della nostra anima. L'anima sa sempre qual'è il percorso più corretto, la meta finale che deve raggiungere, ma l'ego ci crea delle false illusioni, facendoci prendere per reale ciò che non è. Così a volte vediamo negli altri delle intenzioni che non ci sono e ci chiudiamo. La chiusura non ci fa crescere. Al contrario, l'apertura, il mettersi in discussione, il lasciare le aspettative e l'accettazione di ciò che è, ci porta ad una nuova comprensione degli eventi. Quando passiamo nella vita degli altri, non dovremmo avere mai la pretesa di cambiarli, di costringerli a seguire le nostre ragioni e i nostri tempi. Possiamo cambiare noi stessi e dobbiamo fare un lavoro autentico e profondo per cambiare le nostre tendenze distruttive, ma non possiamo cambiare gli altri. A volte ci aspettiamo che l'altro colmi delle nostre lacune, riempia i nostri vuoti esistenziali, ci ami perché noi non ci amiamo abbastanza. E' così che nascono quelle emozioni che poi distruggono anche le migliori relazioni: la gelosia, il rancore, il voler controllare, il desiderio di possesso. Noi non possediamo proprio un bel nulla, perché se amiamo la nostra libertà, necessariamente dobbiamo prodigarci affinché gli altri siano liberi di fare le loro scelte, nel bene e nel male.
Mi piacerebbe continuare questo scrivere sui percorsi. A presto!
Adriana

IL GIUDIZIO


La mente ha la tendenza a dividere più che ad unire. Questa tendenza la rende giudicante, nell'osservazione delle persone e delle situazioni esterne. E' molto difficile, quando si osserva qualcuno o qualcosa, non esprimere la propria opinione, la propria valutazione, anche se queste rimangono all'interno di noi. E' una caratteristica della mente, una sua tendenza. Essa critica e giudica in base alla propria forma che  si è costituita grazie alla educazione ricevuta, alla cultura acquisita, alle esperienze vissute e a come esse sono state decodificate. Quando puntiamo l'indice verso gli altri, le altre dita sono puntate verso noi stessi, quasi a significare che quello che stiamo giudicando negli altri, in realtà è quanto non accettiamo di noi. Per esempio ci sono tanti  finti moralisti che  divengono giudici dei comportamenti altrui, quando loro stessi ne hanno adottati di simili o sarebbero pronti ad adottarli. La visione che abbiamo degli altri è sempre una visione parziale, poiché possiamo conoscere solo ciò che appare e non quello che pensano, i loro vissuti,  le loro storie passate, per non parlare dello sconosciuto inconscio. Siamo sempre pronti a voler modificare gli altri, ma quanto siamo disponibili a cominciare un lavoro onesto e profondo dentro di noi? Personalmente ritengo che la vera giustizia si serva di strumenti sottili  affinché  le leggi universali vengano rispettate. Anche quando sorgono delle controversie, nelle relazioni, è necessario chiarirsi, ma non additare. L'ego, il falso ego, ci fa pensare che le ragioni siano sempre dalla nostra parte e che siano sempre gli altri a sbagliare. E' più facile scaricare le colpe sugli altri, piuttosto che assumersele. E' più facile essere giudici che semplici ed imparziali osservatori e testimoni. Dieci persone che assistono ad uno stesso evento, avranno dieci opinioni differenti, poiché lo avranno osservato secondo la loro ottica personale. In verità non esiste un'ottica collettiva, magari ci fosse! Avremmo così la possibilità di vedere chiaramente la verità dietro le apparenze. Gli altri, come noi, agiscono in base alle loro tendenze, agli impulsi dell'inconscio, al guna che predomina nella loro personalità. Gli altri, come noi, sono qui per risolvere quello che non hanno risolto, per comprendere quello che non hanno compreso, per riparare ai conflitti esistenti. Una persona che giudica gli altri è perché giudica se stessa e questo crea delle difficoltà relazionali abbastanza serie. Che fare quando ci si sente giudicati? Prima di tutto è utile chiedersi perché proprio a noi e quale lezione l'Universo sta cercando di farci apprendere. E' necessario farsi un serio ed approfondito esame di coscienza e poi comprendere che non sempre c'è una motivazione proveniente dal presente. Dobbiamo imparare ad essere più forti ed arrivare alla capacità di accettare equanimamente le lodi e le critiche. Siamo stati noi giudici di qualcuno ed ora dobbiamo imparare cosa si prova ad essere giudicati?
Cosa fare quando ci accorgiamo che stiamo per emettere un giudizio? Prima di esprimerlo contiamo fino a 10 e respiriamo per 10 volte osservando l'inspirazione e l'espirazione. Alleniamoci ad osservare e conoscere la nostra mente e quindi a capire quando è nell'attitudine giudicante.
Questi semplici esercizi aiutano davvero tanto.

Adriana Crisci